lunedì 12 marzo 2018

Il futuro che vorremmo per la Salute Mentale


La Redazione

Tra discussioni, spunti e contrasti produttivi le menti, i cuori e gli individui della Redazione dell’Associazione Mediterraneo hanno dato vita ad un’unione di pensieri qui sotto riportati.

Salute pubblica: è diritto del cittadino di usufruire di ogni servizio sanitario presente sul territorio ed è opportuno che le istituzioni locali cooperino fra di loro per l’interesse comune, ovvero l’accesso libero per chiunque ad una sanità volta al conseguimento di un benessere personale e/o collettivo.

Negli ultimi anni tuttavia lo Stato “ha abdicato” il compito di tutelare la salute mentale del cittadino a partire dai più fragili. I più recenti dati statistici nazionali registrano infatti un forte incremento dei pazienti con patologie psicotico-depressive, ma a quest’aumento non corrisponde un’adeguata spesa sanitaria: ecco il paradosso che stiamo vivendo. Oltre ad intensificare e rendere più produttiva e a misura d’uomo la comunicazione fra le varie associazioni del terzo settore (che negli ultimi anni si è trovato ad attraversare un periodo di crisi che tutt’ora persiste), uno dei molti interventi che sarebbe opportuno e necessario applicare consisterebbe nel rinforzare le competenze ed il numero degli “addetti ai lavori” come psichiatri ed infermieri. Assumere più psichiatri significherebbe infatti ottenere sia un minor carico sulle spalle dei medici stessi, sia un’attenzione maggiore nei confronti dei pazienti che potrebbero essere così seguiti con più precisione e dedizione. Insomma, un approccio più diretto e personale con il soggetto in modo che il lavoro sia meno dispersivo. C’è inoltre un deficit nell’organizzazione dove il medico non dovrebbe limitarsi a somministrare esclusivamente medicinali, ma dovrebbe avere un rapporto più profondo e personale con l’utente in modo che si possa dare uno scopo alla persona attraverso un percorso non solo terapeutico ma anche colloquiale, di comprensione e disponibilità nonché conoscenza dell’individuo da curare. Pertanto, i medicinali non sono sufficienti visto il bisogno che c’è di essere ascoltati e compresi, quindi auspichiamo che le istituzioni possano decidere di investire maggiori risorse da utilizzare per assumere medici psichiatri e far sì che possano sviluppare le loro competenze e capacità attraverso percorsi strutturati nel campo della comunicazione, reperibilità e disponibilità verso la persona.
Source: kryczka (iStopckphoto)
Oltre ad intervenire sulla “quantità” e sulla “qualità” degli psichiatri alcuni di noi ritengono opportuna l’introduzione di una nuova figura professionale come il counselor filosofico; egli, oltre ad avere passione per il proprio lavoro e fiducia nei principi umani e nell’individuo, possiede competenze filosofiche, psicanalitiche a livello professionale ed una capacità di ascolto attivo nei confronti degli altri tale da consentirgli di entrare in empatia con chi gli sta di fronte, ponendolo sempre al centro come persona e individuo come unico ed irripetibile. Lo scopo del counselor filosofico è infatti quello di comprendere il paziente attraverso l’ascolto attivo e l’interpretazione filosofica dei suoi bisogni, dei suoi limiti e delle sue capacità. Da analizzare vi è poi il complesso rapporto tra utenti e personale sanitario; entrambi spesso percepiscono e vivono questa relazione come due estremi opposti, ma nel nostro sistema psichiatrico la cooperazione fra istituzioni, utenti e personale sanitario riveste un ruolo di fondamentale importanza. Il confronto, i rapporti alla pari e le collaborazioni possono infatti generare e sviluppare competenze in grado di migliorare l’intero sistema ASL. L’Azienda Sanitaria e le associazioni ad essa collegate ricevono sì dei fondi, ma purtroppo essi non sono sufficienti a garantire una copertura efficiente e di conseguenza efficace dei bisogni e delle esigenze dell’utenza, del personale e della relazione fra i due. Più fondi, più cooperazione, più investimenti ed una maggiore attenzione all’organizzazione serviranno a produrre una crescita collettiva, analizzata e diversificata a seconda dei bisogni e delle capacità di ognuno. È necessario finanziare poi degli spazi dove l’individuo possa aver modo di sviluppare le proprie competenze individuali nelle relazioni con gli altri e nello svolgimento di determinate attività o mansioni. L’isolamento e l’inattività infatti rischiano di condurre la persona ad un’aridità sia nei rapporti che personale che immancabilmente gli procurerà malessere. Il confronto con del personale esperto o con individui che possono aver avuto esperienze simili è molto importante proprio perché può contrastare attivamente il progressivo indebolimento nel sentirsi un individuo attivo e presente nella società. Una comunità intesa in termini religiosi/associativi o un gruppo di studio potrebbero in questo caso rivelarsi una valida opportunità per far sì che chi soffre si senta meno solo e non ghettizzato in uno spazio dove il confronto diviene attore e fine dell’intero percorso di cura della persona.

Sitografia:
http://www.news-forumsalutementale.it/salute-mentale-per-tutti/
http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/aziende-e-regioni/2018-02-12/il-paradosso-salute-mentale-aumenta-disagio-ma-investimenti-sono-palo-125215.php?uuid=AEJCjiyD

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