martedì 30 marzo 2021

Il risveglio ed il mio avvenire

Un'altra volta è notte e mi trovo a scrivere, forse solo perché è notte e vivo strani fantasmi e sogni vani, la bottiglia è vuota, l’eco si è smorzato appena, delle risate fatte con gli amici e i brindisi felici in cui ciascuno chiude la sua pena è persa, è tutto perso, non ci si può ritrovare soli con se stessi ma a volte è cosi; vorrei dire dove ho mancato e dove ho sbagliato ma le morali fatte hanno chiuso i vostri cuori. Questo è il problema, un ragazzo diventa uomo, cresce, diventa vecchio e muore. Questo inizio di discorso di per se è difficile da capire, ma se ci si pensa un po’ e facendo riscontro ad un sacco di difficoltà personali che ho vissuto in passato, forse adesso affrontabili differentemente, sembrano essere tutt’oggi insormontabili. Il caos soltanto sta riempiendo la mia testa: il traffico, mi sono trasferito in pieno centro, bloccato in casa con il lavoro a distanza a causa della pandemia, vicino ad una scuola dove dalle sette alle tredici passano bambini e autobus fino alle dieci, tutto questo caos racchiude un tempo pieno di frenesia e disagio e sento che non mi appartiene. Gli acciacchi dati dall’età e dalla vita aumentano con il passare del tempo e cosi il mio modo di curarmi, tutto cambia, i tormenti si fanno pesanti, ognuno a sua volta ci lascia, cosi va il mondo mai si saprà il nostro avvenire finche anche noi incontreremo la fine inesorabile…restano i sogni senza tempo e l’impressioni di un momento, è quello l’importante: i ricordi di una vita che ancora è in corso d’opera, un po’ incasinata ma abbastanza rassicurata per il coraggio e la volontà di affrontarla, di farcela, cosi per le sfide della vita, sto migliorando un po’ per renderla più decente e degna di valore, mio padre e mia madre hanno cercato a loro modo di darmi insegnamenti validi difronte ad una buona esistenza ed in tanti dopo di loro hanno provato a consigliarmi a riguardo, ed io dico: “bè, è andata e sta andando”.  

Pensando alle mie disavventure passate o che voi state passando è entusiasmante e al contempo doloroso credere nella vita ma allo stesso tempo fare delle scelte e crearsi il futuro che prima non si riusciva a vedere è il primo motivo per cui vale la pena affrontarlo ed è ciò che farò in un modo o nell’altro, porgere delle forti speranze di creare e vivere il mio avvenire è il mio obbiettivo presente.


Stefano Scotti

Un pensiero per la redazione

Ciao a tutti,

 Sono la vecchia dell’aceto, come mi chiamo io, il mio nomignolo rispecchia il come mi sento, me lo sono data da sola, me lo sono dato perchè mi sento inferiore agli altri e avendo questo tipo di problema, a volte, mi arrabbio con me stessa. Il mio desiderio è trovare un lavoro, una casa e un ragazzo o una ragazza per poter abitare insieme, da sola finalmente, a casa spesso non riesco a stare bene e vorrei anche vedere se so prendermi cura. Da quando la mia migliore amica è deceduta a causa di un tumore e lo scorso anno è morto il mio primo ragazzo di una brutta malattia mi sono sentita sola e persa, le mie amiche hanno famiglia e figli e quindi poco i tempo per uscire come prima, sono molto legata a loro, al funerale della mia amica non ho avuto il coraggio di presentarmi, forse perchè non avevo la forza di lasciarla andare, eravamo tutte e due bullizzate e perciò avevamo un certo legame speciale nel comprenderci, ci volevamo tanto bene; quando era sulla sedia a rotelle ricordo che giocavamo ad Uno, si colorava, si giocava a carte, ragionavamo di ragazzi sbagliati... solo gli angeli sanno quanto mi manca, vado al cimitero dei Lupi con mamma e parlo di lei in silenzio, prego che adesso sia felice e la immagino a fare le sue collanine e braccialetti che tanto amava fare per se e le sue amiche. 

Riuscirò a lavorare? A costruire una vita davanti al mio presente?

Non lo so...ma so di ringraziare Mediterraneo per questo ultimo anno di borsa lavoro e sopratutto ringrazio alcune persone che mi hanno aiutato quando ero in crisi e in difficoltà, in questo luogo nessuno mi giudica, molte persone soffrono o anno sofferto, come me, e questo unisce.

Vi auguro una buona Pasqua e spero che presto andrò da me: ritornerò a camminare come prima, voglio farcela, ancora è lungo il cammino e la mia patologia non la auguro a nessuno, a volte vorrei fare le cose come gli altri e non sempre mi riesce, ma ciò non sarà un mio limite ma il mio nuovo punto di partenza.


Un abbraccio

Virginia

giovedì 11 febbraio 2021

Impressioni di un anno atipico

Questo che si è appena concluso sicuramente è stato un' anno atipico, strano e del tutto inaspettato. Un anno di difficoltà, dolore, ma anche di piccole conquiste, in cui tutti siamo stati messi alla prova e a trarne qualcosa di nuovo. Un' anno che ci ha privato di molte cose, ma che forse potremmo ricordare, anche per ciò che ci ha insegnato preservandolo. Nonostante tutti questi ostacoli, l'Associazione Mediterraneo ha fatto tutto il possibile per continuare a mantenere le sue attività. Siamo riusciti a coinvolgere più persone possibili con l'aiuto della tecnologia di piattaforme digitali come Zoom, organizzando ed alternando il lavoro da remoto dato che le regole imponevano un numero limitato di persone che potevano accedere in presenza alla struttura, continuando anche le nostre riunioni settimanali. Durante la nostra attività di redazione, ci siamo interrogati sugli effetti della pandemia riscontrata su noi stessi e riflettuto sui cambiamenti che questa situazione ha procurato sulla nostra quotidianità, analizzando non solo gli effetti negativi, ma anche cosa ha comportato di cambiamenti in noi, riflettendo anche sugli aspetti positivi e innovativi possibili da utilizzare come traccia per ripartire con ancora più risorse. Come prima cosa ci siamo interrogati se questo difficile anno abbia comportato un aggravamento di sintomi e peggioramento della nostra condizione psicopatologica.E' Lia a parlare sostenendo che questo periodo abbia accentuato in lei i sintomi di un disturbo paranoico: spesso si è sentita perseguitata e la sua mente si fissava su determinate situazioni, rendendo per lei molto difficile distogliere il pensiero da queste. Anche Laura prende la parola e afferma che purtroppo questa condizione ha peggiorato in lei i pensieri ossessivi, riguardanti in particolare modo il controllo sulla realtà. Alfredo dichiara invece che l'isolamento forzato ha avuto in lui l'effetto di aumentare drasticamente il suo senso di solitudine che già provava da tempo, tuttavia cercava di sopperire a ciò distraendosi attraverso l'esercizio fisico e andando a fare la spesa, comprava poche cose alla volta in modo di avere la scusa di uscire più volte possibile. Per ultima interviene Sara, che lamenta dei pensieri ossessivi, soprattutto poiché ha proposto diverse domande al servizio affinché migliorassero la vivibilità e la sicurezza del suo appartamento, senza mai ottenere risposte e ne fatti concreti che potessero renderla più serena e rassicurata.Successivamente ci siamo chiesti, quanto ci siamo sentiti supportati durante questo periodo anche dal Csm. Questa volta è Stefano il primo a prendere la parola, sostiene di essersi sentito molto isolato e di aver avuto difficoltà a passare così tanto tempo a casa, ma a col tempo è sereno di come il suo centro di salute mentale l'abbia supportato in questo periodo e che non l'abbia mai fatto provare alcun senso di abbandono, soprattutto dal punto di vista morale. Anche Alfredo è felice del supporto del suo Csm,  e non ha riscontrato grandi mutamenti nella capacità dello stesso di seguirlo prima e dopo il Covid. E' di avviso diverso Sara che invece ha ravvisato maggior difficoltà ad organizzare incontri con i suoi operatori di riferimento per confrontarsi sul suo progetto terapeutico. Anche Laura conviene con Sara che, in particolare modo durante i primi mesi di lock down, abbia avuto una netta diminuzione degli incontri con il suo medico di riferimento; tuttavia descrive che anche la sua dottoressa si è attrezzata in un secondo momento, per organizzare dei colloqui in video call e grazie a questo escamotage si sono ripresi i colloqui con più frequenza  generando in lei maggior serenità. A questo punto prende la parola Lia ed anche lei esprime il suo malumore, poiché pure lei ha costatato una netta diminuzione dei colloqui con i suoi operatori di riferimento. Interviene per ultimo Marco, il quale afferma che quando si sono presentate in lui maggiori criticità ed è stato necessario chiedere aiuto, ovvero in particolare modo durante gli ultimi mesi dell'anno, il Servizio è stato presente e si è assolutamente sentito accolto e preso in ascolto.Abbiamo infine fatto una riflessione generale su ciò che è di nuovo abbiamo imparato, cercando di concentraci in particolare sugli aspetti positivi che questo periodo drammatico ha comunque sviluppato in noi. Alfredo ad esempio afferma che durante il lock down ha approfittato della situazione per riprendere a correre, sfruttando così uno dei pochi motivi validi per uscire di casa per fare qualcosa di utile per il corpo e la mente. Raffaele, Stefano e Lia, quasi all'unisono dichiarano di aver sfruttato una grande quantità di tempo libero per leggere molto più rispetto a quanto non facessero prima, anche Laura sostiene di aver letto molto e in oltre riferisce di aver incrementato le sue capacità culinarie e sopratutto ad aver imparato ad usare Zoom per restare in contatto con le persone, se pur a distanza. Riccardo afferma di essere felice di aver imparato ad usare questa nuova piattaforma, che consente di poter partecipare a riunioni come questa, anche non essendo presente di persona. Virginia in fine riporta di aver fatto dei piccoli corsi online di inglese e di aver imparato a preparare la pizza in casa con l'aiuto della sua famiglia.

In conclusione possiamo affermare che durante questo complicatissimo anno il Servizio e tutte le componenti che gravitano attorno ad esso, si sono attrezzate al meglio per mantenere un contatto con tutti noi. E' stato un periodo molto complicato per tutti, ma comunque ognuno di noi, è riuscito a tirare e trarre fuori da questa situazione anche qualcosa di nuovo e positivo. Siamo stati messi severamente alla prova e provati da molti punti di vista, ma possiamo dire senza ombra di dubbio che nessuno si è abbattuto, scavando dentro di noi abbiamo trovato le risorse e la forza di volontà necessarie per reagire ed un momento tanto duro e a perseguire piccole conquiste quotidiane, restando tutti uniti.

La Redazione



martedì 10 novembre 2020

Lontani dal Covid

 Data astrale 30/31 Ottobre 2020, luogo Isola di Capraia.

A differenza delle altre volte, si parte in gruppi distinti, uno da Livorno con la Sambac e l'altro con la Pipa da Cecina mare, approfittando di un week- end con il tempo clemente.

Il mare è abbastanza piatto e la mancanza quasi totale di vento ci porta ad usare il motore l'equipaggio sulla Pipa, è costituito da cinque persone mentre sulla Sambac da sette persone. Ci prepariamo per tornare a visitare la Capraia e a differenza della scorsa volta si attraccherà dentro il porto.


La partenza da Cecina mare avviene verso le 11:30 dal porto, mentre gli altri erano già partiti un paio d'ore prima e sicuramente arriveranno prima di noi, questa mini crociera ci farà trascorrere delle ore insieme senza pensare allo stress  psicologico del Covid-19. Infatti in barca, in mezzo al mare e lontano da tutti non abbiamo usato la mascherina, naturalmente eravamo tutti negativi al test sierologico fatto alcuni giorni prima.

La traversata è stata molto rilassante e abbiamo passato gran parte del tempo ascoltando musica di vario genere, intervallato con scatti e riprese fotografiche per documentare il tragitto fino all'indomani.

Pranziamo verso le 13:30 abbiamo scorso il resto del pomeriggio a cercare di vedere delfini all'orizzonte, ma la nostra ricerca non da esito positivo, di delfini neanche l'ombra, ma tanti e tanti arbusti e tronchi d'albero: mentre la Sambac ha incrociato alcuni delfini sulla rotta del ritorno.

Il cala sole ci trova in prossimità dell'Isola regalandoci un gioco di luci grazie ad uno splendido tramonto che ci fa vedere la silhouette scura della Capraia, in contro luce contornata da nuvole di vari colori.

Ormeggiamo al porto e raggiungiamo gli altri passando un'oretta a camminare lungo il molo, raccontandoci le nostre impressioni in base al viaggio prima di cenare tutti insieme sulla Sambac e dopo alcuni di noi hanno raggiunto il Forte per osservare la Via Lattea, ma con la luna già alta nel cielo non era possibile guardarla o fotografarla a causa del chiarore prodotto da essa.

La notte sulla Pipa, non è trascorsa serenamente a causa di alcuni imprevisti non risolvibili sul momento, la mattina seguente ci siamo alati intorno alle sette e dopo una ricca colazione abbiamo passeggiato per il molo raggiungendo l'altra barca ormeggiata dall'altra parte del porto per vedere se gli altri erano già svegli: vedendo che non tutti erano disposti ad alzarsi abbiamo raggiunto il paese alto per comprare un dolce in quanto era il compleanno di una persona dell'equipaggio.

A metà mattina siamo salpati dividendoci nuovamente per tornare chi a Cecina mare, chi a Livorno.

Le impressioni e le condivisioni riportate da questa mini crociera avvenuta, è stata successivamente descritta da alcuni di noi il giorno dopo quando siamo tornati in Associazione.

Lia; la new entry ha riferito con meraviglia il viaggio in cui si è dovuta confrontare con persone diverse che non conosceva; ha espresso che con i ricordi è tornata indietro di quarant'anni e ha avuto sensazioni indescrivibili e piacevoli, si è trovata bene con gli skipper, il mare gli è parso splendido riferendoci che non sarebbe voluta più tornare indietro. L'unico aspetto negativo sono stati i bagni che dovevano essere stati suddivisi per sesso, donne con donne e uomini con uomini in modo da non creare promiscuità.

Heaven, narra che per lui era la prima volta che saliva su una barca a vela e inizialmente aveva un pò di paura, perché non ea abituato al mare aperto e ha passato parte del viaggio iniziale aggrappato alla cima di poppa e con il trascorrere del tempo ha preso più confidenza sia con la barca, sia con le persone intorno trovando modo di scherzare per ingannare il tempo e alla fine è riuscito anche a riposare la notte sciogliendo un pò i nervi tesi dalla traversata. Anche per lui l'aspetto negativo sono stati i bagni.

Swami, è stata la mia prima esperienza in assoluto con la barca ed ero molto titubante, perché non sapevo cosa poteva aspettarmi, ma ho cercato di affrontare questo problema in maniera positiva. Durante la navigazione la barca si è inclinata da un lato e ho avuto paura che si ribaltasse, ma mi è stato spiegato che era un fatto dovuto al vento sulla vela e questo mi ha rassicurata. Partecipare e condividere la cena tutti insieme è stato un momento molto intimo dove ho avuto piacere stare con gli altri dell'equipaggio e non ho trovato aspetti negativi.

Stefano, è stata una crociera per me positiva in quanto mi ha fatto staccare dal quotidiano permettendomi di conoscere i miei limiti, mi è piaciuto condividere quest'esperienza con gli altri specialmente sul molo quando insieme alle altre persone ci siamo confrontati sulle nostre incertezze quotidiane. Avrei voluto che durasse di più.

Alfredo, non ero mai stato sulla Pipa ed è stata un'esperienza interessante e piacevole, perché questa barca è molto più piccola delle altre; il mio rapporto con il mare è di odio e amore, perché ho sempre avuto fin da piccolo paura della profondità anche se ne rimango sempre affascinato per la sua estensione. Riguardo alla navigazione non ho problemi di sorta in quanto non soffro il mal di mare e spesso mi estraneo non per fare il superbo, ma per entrare in sintonia con i due grandi blue, il mare e il cielo sopra di noi. Infatti mi piace spaziare con i pensieri, è come se dovessi confrontare me stesso ad uno specchio e mi perdo con la mente che lascio entrare in contatto con la mia anima. Di aspetti non positivi solo la mancanza di privacy, vedi per esempio il bagno senza porte.

                                                                                                                                               Alfredo e Sara

venerdì 30 ottobre 2020

Teatro del Silenzio. Non una semplice gita..ma qualcosa in più!

Siamo andati a vistare il teatro del silenzio che si trova a Lajatico teatro fortemente voluto da Andrea Bocelli e inaugurato nel luglio del 2006. 

Il teatro ospita una istallazione differente, che fa da scenografia al concerto, che si tiene una volta soltanto all'anno ed è proprio per per questo viene chiamato così "teatro del silenzio", poiché durante tutto il resto del tempo è silenzioso. Ogni edizione ha un titolo che vuole esprimere un messaggio e l'istallazione/opera che viene esposta come scenografia del teatro ogni ha l' obiettivo di generare una riflessione.  

Quest'anno il concerto è stato rinviato al prossimo anno, causa covid-19, ma hanno voluto lasciare l'istallazione creata per il concerto 2019 e renderla accessibile per le visite. L'opera , che rimarrà installata fino al giugno del 2020, è alta 15 metri composta da più di 350 facce unite da 206 metri lineari di saldatura ed è stata appunto scenografia e simbolo del concerto Ali di Libertà di Andrea Bocelli. 

L'istallazione rappresenta un uomo alato, statua denominata "Gabriel" di Daniele Basso, ci ricorda che tutti noi possiamo volare liberi oltre le paure. E' un invito a vivere da protagonisti la nostra vita, oltre i limiti dei fatti, nella potenza delle nostre scelte. 

L'autore spiega che le pieghe son l'espressione fisica del cambiamento del movimento della vita. Espressione di quella precisa interpretazione di se, dove nello specchio, tutti noi ci riconosciamo protagonisti, uniti nella consapevolezza che la nostra felicità non dipende dagli eventi che ci accadono, ma da come reagiamo ad essi. 

Abbiamo visitato questo luogo che ci ha ispirato per fare un lavoro su di noi, abbiamo riflettuto sul senso che l'artista ha voluto esprimere.

Francesco ha portato con se la telecamera, si è attrezzato per poter filmare e poter portare del materiale video su cui lavorare in associazione per poter creare dei bei montaggi. Serena, Simone e Antonio si dedicano alle emozioni in maniera differente da Francesco: non con video e foto, ma con uno scritto che vuole esprimere qualcosa. Eccolo!

Simone alla partenza dice di sentirsi abbastanza bene, era curioso di andare a vedere il luogo di cui avevano parlato in alcuni incontri fatti in associazione per programmare proprio questa uscita.

Si era svegliato non bene, solitamente la mattina presto in associazione non si sente mai un granché, dice di dormire male e quando si sveglia si sente un pò scombussolato. 

"Devo adattarmi al giorno perché durante la notte si amplificano le mie paranoie e quando mi sveglio sono stanco, molto stanco ma nel corso della giornata...come nel corso della mia vita, del resto..le tengo più a bada: come un motorino ingolfato che deve prendere i giri, il mio cervello deve elaborare. Non ero carico, ma piano piano mi sono ripreso". 

Antonio invece dice subito di sentirsi molto ansioso...sopratutto in macchina!Anche a lui la mattina  succede spesso: si sente in uno stato ansioso!Non era preoccupato per andare a vedere questo luogo, ma si sentiva così! 

Dopo un viaggio di circa un ora e mezzo, a Simone non arriva nessuna sensazione : vedere questo luogo, in effetti così bello e magico dice...di nuovo Simone "non mi ha catturato subito, a parte il bisogno impellente di fare la pipì, mi sono sentito assente, con una certa apatia. Le emozioni non mi hanno travolto fin da subito, ma in effetti dovrebbe succedere così, ma non mi sento quasi mai....in questo periodo, emozionato per qualcosa, mi sento nella piattezza totale e ....sono anche uno che cerca sempre emozioni forti!!!.. non sentirle per me è triste...ho imparato a conviverci, ma non è bello!".

In associazione, questa condizione di Simone sembra toccare molti , creando subito un dibattito. Infatti Sara dichiara di avere sensazioni simili ed aggiunge un bell'elogio a Simone "penso che tu sia molto coraggioso, esprimendo quello che hai dentro con semplicità. Con questa sensazione, di apatia che ti tocca, riesci ad avvicinarti allo stato d'animo del prossimo, esprimendo in maniera perfetta le tue emozioni... portano molto di quello che hai dentro e che ritrovo su di me!"

Antonio dopo una pennichella durante il viaggio, appena arrivato si è sentito finalmente bene. 

Ha respirato aria buona! Anche se dare un significato a quello che vede e che sente per lui è difficile! 

"C'era molto silenzio, il teatro DEL SILENZIO...si, c'era tanto silenzio....era ridondante! Immagino come sarebbe stato partecipare al concerto e ascoltare la musica e chissà come sarebbe stato questo luogo durante la rappresentazione!"

Il silenzio lo ha catturato...e ad Antonio piace il silenzio "....sto sempre zitto!" : si è sentito in pace, bene, sereno e accolto!

 Sotto il palco si apre una distesa, un bel prato (la platea) che è stato cosparso da molte bandierine. Tornati in associazione è stato ricercato il significato di quella moltitudine di bandiere. Sono 209 bandierine, che rappresentano l'assenza dovuta durante il periodo del covid-19 e l'impossibilità di non aver potuto realizzare il concerto in quel teatro "così oggi silenzioso". 

A Simone sono sembrate un cimitero nel quale ogni bandierina poteva rappresentare la nazionalità della persona morta, mentre Antonio afferma che tutte quelle bandierine, gli sono sembrate la presenza degli uomini, persone da tutto il mondo (lui le vede vive!).

Al centro dell'anfiteatro, sul palco ecco l'installazione enorme di acciaio inox, che ci ha invogliato ed incuriosito a voler visitare questo luogo!



Guardandola sono emerse emozioni passate d'Antonio : "ho pensato al metallo dell'istallazione, non è una lega...è acciaio inox. Avrei voluto avvicinarmi moltissimo <all'uomo alato>  per capire come era fatto e come era stato creato, ma purtroppo c'era quel laghetto tutto intorno che me lo impediva. 
Ho pensato fortemente alla mia vecchia professione,al mio lavoro! Posso dire perfettamente la struttura chimica dell'acciaio, con cui è stato fatto.. lo fanno in fusione. 
Sono stato tanti anni a lavorare alla CMF e prima di entrare lì ho fatto un corso di formazione, durato 6 mesi...mi sono venuti in mente tanti momenti del mio lavoro. 
La statua è stata un flash back, ero curioso di andare a vedere tutte le saldature: quello è il mio lavoro...questo mi piace più di tutti!!!
Lo ricordo con rammarico....se potessi farei un tirocinio oggi, in un'azienda di saldatori e so che mi prenderebbero subito!E' il mio lavoro!!!Mi è tornata voglia di lavorare, diciamo che è tanto che ho questa voglia....si potrebbe fare qualcosa in questo senso, ma intanto ho 2 processi da passare. 
La legge va molto lenta e le sue procedure sono lunghe e questo mi mette molta ansia. 
Quando siamo arrivati, questo luogo mi ha fatto stare bene, perché mi ha ricordato con passione i momenti che ho passato lì, sul mio posto di lavoro e ho avuto delle bellissime sensazioni! 
Ho pensato che anch'io avrei potuto benissimo contribuire alla creazione di quella "statua"nella sua composizione!!".

A Simone questa istallazione (finalmente) ha dato un certo slancio: "quest'opera mi ha fatto sognare, anch'io costruisco istallazioni, per me è stato bello osservare, vedere quest'opera che comunque mi ha stimolato e chi ha ispirato la creazione di qualcosa. Anche se, in realtà, mi sento impotente e scarso per fare quello che vorrei veramente, ho la terza media e non so creare le cose che vorrei!

Vorrei far fare alle mie creazioni quello che immagino! Tecnicamente non riesco a fare quello che voglio costruire. Ma ci provo con tutto me stesso!! 

Vorrei studiare per questo, ma pensare di dover fare un laboratorio per poter provare ad imparare, mi mette molta ansia e non so se ce la farei!  Io quando c'ho l'ansia, sembro un ebete.. perché mi blocco e mi vengono molti "film in testa" nei momenti più sbagliati! Devo riuscire a staccare da questi pensieri e concentrarmi! 

Tempo fa sono andato a visitare una fiera e lì ho trovato un volantino che sponsorizzava un laboratorio di "costruzioni robotiche"che mi potrebbe interessare...oggi forse ci potrei fare un pensierino!"

Oggi abbiamo provato a raccontare la nostra uscita: 

non una semplice gita, ma un lavoro che ha aiutato da ascoltare le nostre emozioni!




martedì 22 settembre 2020

Nessun luogo è lontano

 Data astrale 18 Settembre 2020.

Ormai abbiamo deciso che dobbiamo andare, partire, affrontare, lasciar andare qualcosa, abbassare le difese solo così possiamo assaporare il piacere di condividere e vivere tutti unitamente questa esperienza con i nostri compagni di viaggio afferrando la vita e accompagnandola per mano.

Durante la traversata, sono stati visti un paio di delfini, ma non siamo riusciti a riprenderli, causa la lontananza della barca e del crepuscolo che avanzava.


Sono le 23,00 e contrariamente a quanto previsto e programmato non è stato possibile ormeggiare in porto a causa dei posti barca esauriti; abbiamo quindi deciso di deviare per la Cala del Moreto, dove si è gettata l'ancora per passarci la notte. A causa del mancato attracco al porto di Marina di Capraia, non siamo potuti scendere a terra per fare le foto al cielo notturno, quindi si è solo potuto osservarle dalla Cala mentre il dondolio del mare ci cullava.

Questo meraviglioso panorama è stato più volte percorso da stelle cadenti; durante l'osservazione del cielo stellato, c'è stata un pò di spiegazione di geografia astronomica come per esempio saper riconoscere il polo Nord con l'aiuto delle costellazioni, è stato anche descritto come distinguere l'età di una stella dal loro colore, quelle più giovani hanno un colore bianco celeste, mentre quelle più vecchie sono giallo rossastro e come identificare un pianeta da una stella.

Abbiamo cenato con fagioli e wurstel apprezzati da tutti quanti noi, anche se qualcuno poi ha avuto un pò di mal di mare: pensierino della sera " che bello stare senza zanzare "e accompagnati da un'altro pensiero che ci passava nella mente....

 " chissà domani come sarà il famigerato sentiero dello Zenobito? ".  

Battutina serale, alcuni di noi hanno lasciato una lettera testamento in caso di decesso durante il percorso.

La notte è passata abbastanza tranquilla e la mattina seguente ci siamo svegliati di buon grado, pronti ad affrontare questo nuovo traguardo che metterà in risalto la nostra volontà di arrivare fino in fondo.

Sbarcati sulla spiaggetta sassosa della Cala, si è presentato davanti ai nostri occhi il percorso parecchio


accidentato, che noi abbiamo subito ribattezzato " la Mulattiera " o " il sentiero delle capre tibetane " a causa dell 'impervia salita iniziale.

Questo fuoripista non segnalato, ci ha causato qualche problema, come per esempio non riconoscere il viottolo segnato qualche settimana prima per facilitarci a noi il percorso e questo malinteso ci ha rallentato di circa un'ora sulla tabella di marcia. 

Da notare dopo circa due ore e mezza di salita, la tenacia delle persone che nonostante l'evidente fatica causata da un sentiero scosceso, non si sono demoralizzate tanto meno abbattute, anche se col passare dei minuti, il gruppo ha subito una specie di divisione, una separazione di qualche decina di metri, che durante il percorso si sono più volte riuniti.


Per raggiungere la meta finale, il Porto, dove ci attendeva la nostra Sambac, abbiamo sofferto specialmente nell'ultima ora, alcuni problemi fisici legati al fatto che eravamo in marcia da più di cinque ore sotto il sole: alcuni di noi hanno denunciato dei crampi alle gambe e di affaticamento generale, compensato però alla fine di vedere il paese ormai vicino e la sosta ristoratrice ad un bar del paese ci ha rimesso il sorriso sulle labbra.

Una volta saliti in barca abbiamo ripreso la rotta per Livorno e verso la fine del viaggio, è calato al vedere il porto, una sorta di silenzio tra di noi, probabilmente ognuno ripensava alla crociera appena finita e come sarebbe stato il rientro per ognuno di noi.

Ultimo pensierino prima di rientrare a Livorno, durante il tragitto di ritorno; abbastanza stanchi dopo essere stati provati da quasi sette ore del sentiero-mulattiera, chi con i piedi doloranti, chi con le gambe


un pò molli, chi con un ginocchio sbucciato da una caduta, rientriamo a casa con un esperienza in più, un altro traguardo raggiunto anche se stavolta la fatica si è fatta sentire, con dentro di se l'idea di aver raggiunto interiormente una bella vittoria morale, essere arrivati tutti quanti in fondo all'avventura, ognuno portandosi dietro un bagaglio di emozioni e di paure, stemperate durante il cammino ogni qual volta ci si fermava a riprendere fiato, guardandoci in faccia e mentalmente dicendoci, "forza che ce la facciamo".

Alfredo e Sara

lunedì 21 settembre 2020

Una fantastica giornata in mare

Eravamo: il Pini, l'aiutante Giorgio, Fabrizio e una ragazza nuova che si chiama Bianca Maria. Sono arrivata al molo di Livorno alle 13 non sapendo quale fosse la barca e quindi ho chiamato il grande capo, ero ansiosa di partire e di staccare dalla routine  quotidiana e familiare. Inizialmente avevo paura di cadere in acqua dopo essere stata tanto tempo senza salirci, l'ultima volta ero salita con due ragazze della mediterraneo: Sabrina e Marina. Ho attraversato, per salire, sopra un asta di legno appoggiata alla barca e alla banchina dove sotto di essa si trovava il gommone, incredibilmente ce l'ho fatta ma, per muovermi, mi muovevo col culo; infatti mi sono un pò incrociata la gamba e l'altra l'ho allungata.

Appena partiti, invece di rilassarmi, mi è venuto il mal di testa a causa di una ragazza che mi parlava come fosse una radiolina...è stata tutto il tempo a parlare. In barca sono stata bene a parte la paura di sbilanciarmi, perché in barca non esiste lo schienale su cui appoggiarsi. Provavo ad andare indietro e non c'era niente su cui appoggiarmi e infatti mi reggevo agli oggetti presenti in barca per non cadere, in oltre questa ragazza chiacchierona mi mandava nel panico nel fare le cose come togliere la maglietta ma lei me la tirava indietro e via dicendo. Il nostro capo, Paolo Pini, visto che non ero mai scesa sotto coperta mi ha accompagnato, assieme alla nuova ragazza, ed ho scoperto che è abbastanza grande visto che c'è all'interno: un fornellino, un mini-frigo, delle brandine per riposare o andare a letto e un bagno 

piccolo per far i bisogni. Per scendere ci sono cinque o sei scalini tutti ripidi ed io mi reggevo al Pini e alla scala, avevo le gambe rigide che per me, che non ho le gambe buone, lo sforzo da fare è maggiore. Spero di tornare in barca per starci tre o quattro ore come Venerdì scorso, possibilmente senza farmi salire il mal di testa ma in crociera non posso andare per via delle mie gambe. Su un muretto, all'entrata del porto, abbiamo visto la statua della Madonna del mare e ci abbiamo girato intorno. Il viaggio mi é piaciuto abbastanza anche se è stato breve e siamo andati solo a motore senza vela. Spero presto in una nuova avventura in mare.

Virginia Gasperini.