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giovedì 11 febbraio 2021

Impressioni di un anno atipico

Questo che si è appena concluso sicuramente è stato un' anno atipico, strano e del tutto inaspettato. Un anno di difficoltà, dolore, ma anche di piccole conquiste, in cui tutti siamo stati messi alla prova e a trarne qualcosa di nuovo. Un' anno che ci ha privato di molte cose, ma che forse potremmo ricordare, anche per ciò che ci ha insegnato preservandolo. Nonostante tutti questi ostacoli, l'Associazione Mediterraneo ha fatto tutto il possibile per continuare a mantenere le sue attività. Siamo riusciti a coinvolgere più persone possibili con l'aiuto della tecnologia di piattaforme digitali come Zoom, organizzando ed alternando il lavoro da remoto dato che le regole imponevano un numero limitato di persone che potevano accedere in presenza alla struttura, continuando anche le nostre riunioni settimanali. Durante la nostra attività di redazione, ci siamo interrogati sugli effetti della pandemia riscontrata su noi stessi e riflettuto sui cambiamenti che questa situazione ha procurato sulla nostra quotidianità, analizzando non solo gli effetti negativi, ma anche cosa ha comportato di cambiamenti in noi, riflettendo anche sugli aspetti positivi e innovativi possibili da utilizzare come traccia per ripartire con ancora più risorse. Come prima cosa ci siamo interrogati se questo difficile anno abbia comportato un aggravamento di sintomi e peggioramento della nostra condizione psicopatologica.E' Lia a parlare sostenendo che questo periodo abbia accentuato in lei i sintomi di un disturbo paranoico: spesso si è sentita perseguitata e la sua mente si fissava su determinate situazioni, rendendo per lei molto difficile distogliere il pensiero da queste. Anche Laura prende la parola e afferma che purtroppo questa condizione ha peggiorato in lei i pensieri ossessivi, riguardanti in particolare modo il controllo sulla realtà. Alfredo dichiara invece che l'isolamento forzato ha avuto in lui l'effetto di aumentare drasticamente il suo senso di solitudine che già provava da tempo, tuttavia cercava di sopperire a ciò distraendosi attraverso l'esercizio fisico e andando a fare la spesa, comprava poche cose alla volta in modo di avere la scusa di uscire più volte possibile. Per ultima interviene Sara, che lamenta dei pensieri ossessivi, soprattutto poiché ha proposto diverse domande al servizio affinché migliorassero la vivibilità e la sicurezza del suo appartamento, senza mai ottenere risposte e ne fatti concreti che potessero renderla più serena e rassicurata.Successivamente ci siamo chiesti, quanto ci siamo sentiti supportati durante questo periodo anche dal Csm. Questa volta è Stefano il primo a prendere la parola, sostiene di essersi sentito molto isolato e di aver avuto difficoltà a passare così tanto tempo a casa, ma a col tempo è sereno di come il suo centro di salute mentale l'abbia supportato in questo periodo e che non l'abbia mai fatto provare alcun senso di abbandono, soprattutto dal punto di vista morale. Anche Alfredo è felice del supporto del suo Csm,  e non ha riscontrato grandi mutamenti nella capacità dello stesso di seguirlo prima e dopo il Covid. E' di avviso diverso Sara che invece ha ravvisato maggior difficoltà ad organizzare incontri con i suoi operatori di riferimento per confrontarsi sul suo progetto terapeutico. Anche Laura conviene con Sara che, in particolare modo durante i primi mesi di lock down, abbia avuto una netta diminuzione degli incontri con il suo medico di riferimento; tuttavia descrive che anche la sua dottoressa si è attrezzata in un secondo momento, per organizzare dei colloqui in video call e grazie a questo escamotage si sono ripresi i colloqui con più frequenza  generando in lei maggior serenità. A questo punto prende la parola Lia ed anche lei esprime il suo malumore, poiché pure lei ha costatato una netta diminuzione dei colloqui con i suoi operatori di riferimento. Interviene per ultimo Marco, il quale afferma che quando si sono presentate in lui maggiori criticità ed è stato necessario chiedere aiuto, ovvero in particolare modo durante gli ultimi mesi dell'anno, il Servizio è stato presente e si è assolutamente sentito accolto e preso in ascolto.Abbiamo infine fatto una riflessione generale su ciò che è di nuovo abbiamo imparato, cercando di concentraci in particolare sugli aspetti positivi che questo periodo drammatico ha comunque sviluppato in noi. Alfredo ad esempio afferma che durante il lock down ha approfittato della situazione per riprendere a correre, sfruttando così uno dei pochi motivi validi per uscire di casa per fare qualcosa di utile per il corpo e la mente. Raffaele, Stefano e Lia, quasi all'unisono dichiarano di aver sfruttato una grande quantità di tempo libero per leggere molto più rispetto a quanto non facessero prima, anche Laura sostiene di aver letto molto e in oltre riferisce di aver incrementato le sue capacità culinarie e sopratutto ad aver imparato ad usare Zoom per restare in contatto con le persone, se pur a distanza. Riccardo afferma di essere felice di aver imparato ad usare questa nuova piattaforma, che consente di poter partecipare a riunioni come questa, anche non essendo presente di persona. Virginia in fine riporta di aver fatto dei piccoli corsi online di inglese e di aver imparato a preparare la pizza in casa con l'aiuto della sua famiglia.

In conclusione possiamo affermare che durante questo complicatissimo anno il Servizio e tutte le componenti che gravitano attorno ad esso, si sono attrezzate al meglio per mantenere un contatto con tutti noi. E' stato un periodo molto complicato per tutti, ma comunque ognuno di noi, è riuscito a tirare e trarre fuori da questa situazione anche qualcosa di nuovo e positivo. Siamo stati messi severamente alla prova e provati da molti punti di vista, ma possiamo dire senza ombra di dubbio che nessuno si è abbattuto, scavando dentro di noi abbiamo trovato le risorse e la forza di volontà necessarie per reagire ed un momento tanto duro e a perseguire piccole conquiste quotidiane, restando tutti uniti.

La Redazione



mercoledì 20 novembre 2019

Essere Utente Esperto

Sono Noemi Mariani, e sono un Utente Esperto. Per far comprendere al meglio di cosa mi occupo parlerò della ma formazione che all'oggi mi ha portato ad esserlo.
L'inizio del mio percorso, ancora non chiamato Recovery, è avvenuto con l'Associazione Mediterraneo e una ricerca, basata su interviste anonime, che da anni viene svolta all'interno del reparto di psichiatria di Livorno. In quella lontana ma viva opportunità in situazione di degenza, mi si chiedeva di esplicitare liberamente il mio pensiero su quello che stavo in quel momento vivendo, cioè di poter parlare senza timori, paure di giudizio o di limiti di espressioni, come vivevo il mio eterno momento tra rabbia e silenzio in quel luogo.
In quel momento mi sentii immersa fra le onde sonore dell'ascolto.
La ricerca consiste nell'espressione del parare valutativo dell'utente, ricoverato, basato sulla sua esperienza che sta in quel momento vivendo, analizzando alcuni precisi concetti richiesti dalla stessa ricerca, al fine di comprendere al meglio la vivibilità, l'utilità e la risposta di bisogno al proprio malessere da parte del servizio di Salute Mentale.
Capii in seguito che ci mi prestava ascolto in quel momento difficile erano e sono tutt'ora, poiché questa tipologia di ricerca è tutt'oggi in atto, Utenti Esperti e, da quella esperienza, compresi pienamente la valenza dell'ascolto. Mi accostai sempre più alla Mediterraneo e ai suoi principi, di conseguenza maturava in me la fonte di crescita che mi avrebbe accompagnato e che mi accompagna tutt'oggi, verso il reciproco confronto che possiamo darci fra utente e utente, fra persone e persone portatrici di mondi feriti e mondi rinati. Le persone sono state la mia prima formazione, le loro storie, le loro emozioni oscure, i pensieri oltre la gioia e l'equilibrio di un giorno dopo l'altro... tutto sotto un forte calore empatico.
Ascoltando si impara ad ascoltarsi.
Un viaggio di crescita che mi allontanò da un mondo di forte carenza di reti sociali se non quelle legate alla salute mentale, una forte stigmatizzazione che incalzava dall'esterno e un forte senso di stigmatizzazione interno di inaccettazione mi trascinava in un isolamento incompreso, un isolamento malato.
Il mio miglioramento è avvenuto con gli anni, così il mio incremento di formazione in salute mentale; i viaggi basati sulla ricerca e il confronto tra culture differenti e i modi di intervenire e di pensare al concerto di guarigione in maniere e modalità diverse, hanno inciso fortemente sul mio grado di competenze.
L'esperienza norvegese, costruita negli anni, non è stata solo formazione personale ai fini di acquisizione di competenze, ho conosciuto persone che adesso sono degli amici, ho ascoltato storie diverse dalla mia realtà, ho visto pratiche all'approccio della Recovery che vorrei vedere qui in Italia e pratiche di servizio che la Norvegia prende dall'Italia. Tutto ciò mi ha fatto ricredere sulle possibilità che cambiare è possibile e che il cambiamento non è sempre detto che sia regresso.
Ho fatto di tute queste esperienze di vita e realtà il tesoro della mia formazione d'esperienza, ed oggi so come esprimerla portandola a divenire mezzo di supporto, e quindi comprenderla al meglio per poter avvicinarmi il più possibile alla comprensione d'animo che una persona davanti a me manifesta.
Ho fatto della mia vita il mio lavoro.
Attualmente sono dipendente di una cooperativa B "Cooperativa Cuore Liburnia" all'interno dell'Associazione Mediterraneo che si suddivide principalmente in due aree in cui si svolgono il ruolo di tutor: area "Proviamoci" dedicata principalmente a progetti di inclusione sociale e gestione del tempo libero, e l'area "Recovery".
L'area Recovery fa parte dell'associazione da qualche anno ed io, da tutor, gestisco insieme agli utenti che decidono di intraprendere questo percorso, i corsi di Reovery. Questo ruolo si è definito negli anni attraverso la padronanza di competenze quali: il sostegno attraverso un ascolto attivo e reciproco, cioè chi parla deve sentirsi ascoltato chi ascolta fa propria l'esperienza dell'altro, un ruolo che mi impegna nel confronto tra colleghi: psicologi, educatori, infermieri e medici, un ruolo che mi impegna nella parte più tecnica: gestione degli orari dei tirocinanti presenti in Recovery o la gestione del tempo libero come proiettare un film mangiando una crostata fatta dai tirocinanti, le riunioni settimanali di équipe per scambi reciproci di informazioni, sottolinenando che è uno scambio di informazioni viste ed analizzate sotto vari punti di vista, in quanto varie sono le provenienze di competenze all'interno (infermieri, psicologo, sociologo, tecnico della riabilitazione psichiatrica e utente esperto).
Sono cresciuta molto con la Mediterraneo e anche la Mediterraneo cresce e sta crescendo, un corso che si sta sviluppando è il corso di Biblioteca; da molti anni gestiamo il prestito di libri come servizio per i degenti all'interno del presidio ospedaliero di Livorno, grazie alla donazione della biblioteca clinica da parte del Dott. Mario Serrano e la collaborazione di un famigliare volontario bibliotecario, è stato possibile entrare ed essere riconosciuti come biblioteca nelle biblioteche nazionali d?Italia e far nascere, con prestigio, una sezione a parte dedicata al "Fondo Serrano" oltre alla gestione del servizio di prestito.
Con il mio percorso è nata la mia ripresa. Una ripresa che sfocia nell'arte del volontariato.
Ho sempre amato il mare, precisamene stare in mezzo al mare, forse perché mio padre mi ci ha cresciuta, ed ho scoperto la vela grazie a Paolo e i ragazzi di molte associazioni diverse che intraprendevano viaggi in barca a vela alla scoperta di un esperienza tra riflessioni e coraggio; ho conosciuto molte persone che adesso sono dei miei grandi amici, il clima di complicità che si fonde nello sito di sopravvivenza è unico all'interno della barca, le onde del mare che si infrangono sullo scafo di note accompagnato dal suono delle drizze contro l'albero, e nient'altro. E' la mia forma di libertà, libertà svolta nel mio tempo libero e che dedico a questi progetti. Il mare, la riflessione, il vento e la complicità mi hanno portato a coltivare una passione, scoperta con degli amici e che adesso coltivo anche in privato. Ho conseguito la patente nautica per possedere maggior competenze e sicurezza in mare e per dare uno sfogo a questa passione.
Questa è una piccola parte che raccoglie molto e purtroppo non riesco a dire tutto, concludendo, la mia formazione è stata la mia Recovery, e tutt'ora prosegue. La mia continua ricerca di stabilità è la forza della mia ripresa, poiché provo ancora malessere, una parte di me ancora sanguina ed è viva a volte dilaniante, trovandomi a lottare con mostri che ancora dominano parte del io vivere, quindi calzo il ruolo da Utente Esperto rimanendo anche utente, sono una persona che ascolta ma che ha ancora bisogno di essere ascoltata, che si muove verso il suo concetto di stabilità e di guarigione.
L'empatia, l'ascolto e la presa di coscienza adoperando come mezzo il confronto sono le basi legate alla speranza di totale padronanza del mio equilibrio, del mio raggiungimento di benessere e del mio essere Utente Esperto.