giovedì 27 ottobre 2016

Le mie emozioni

Di Simona Vannozzi

Infinito Amore

Amore, amore solo amore.
Amicizia, affetto, sorrisi
Sguardi di coloro che ti vogliono bene, i loro volti li senti ma non li vedi.
Così lontani, così vicini, astratti e fuggitivi.
Sogno immensamente,
Il vuoto è dentro di me.
Un dolore intenso mi avvolge tutto il corpo,
che forte mal di testa.
Cupo è il mio umore.
Cupo è il mio sguardo.
Cupo è il mio cuore.
Ma l’amore è dentro il mio cuore e di questo amore voglio vivere.


Sentire

Tutto è quiete e tutto tace,
la mia mente si riposa in pace,
chiudo gli occhi e mi rifletto in un mondo bello tra gli specchi,
vedo fiori, il cielo ed i colori, tanto verde, tanto rosa, tanto giallo e celestino
e triste mi sento un pochino.
La mia testa è in confusione, così nostalgico è il mio dolore.
Ma se penso per un momento, ogni attimo, ogni istante, ogni brivido io sento.
Del mio calore voglio vivere e il mio amore voglio sentire.


venerdì 14 ottobre 2016

Una crociera indimenticabile

Di Meri Taccini


Il giorno 28 settembre, dopo aver fatto gasolio al Sambac, la nostra amata barca a vela, siamo partiti per una bella crociera organizzata dall'Associazione Mediterraneo. La gita sarebbe dovuta durare cinque giorni, ma a causa di problemi legati al maltempo abbiamo deciso di rientrare due giorni prima. La ciurma era composta da cinque utenti e da due accompagnatori. La prima giornata è stata decisamente piacevole, siamo arrivati nell’isola di Capraia e nel pomeriggio tutti hanno fatto il bagno mentre io mi divertivo a guardarli sguazzare. Una volta tornati a bordo hanno preso il sole e non molto tempo dopo tutti quanti siamo riusciti a vedere un branco di delfini al quale nessuno dei partecipanti è riuscito a scattare una foto. Quando Fabrizio ed Alessandro hanno iniziato a mangiare io e Noemi abbiamo cominciato a prenderli in giro e tutti insieme ci siamo sbellicati dalle risate. La mattina dopo siamo partiti alla volta della Corsica e per me si è rivelata un’esperienza del tutto nuova perché non ci ero mai stata; certo, non avrò conosciuto l’isola in ogni suo particolare, ma senz’altro posso dire di aver vissuto dei momenti stupendi insieme ai ragazzi e a Noemi e per questo ringrazio Paolo che me ne ha dato l’opportunità.

Foto di Fabio Guidi

Amore

Di Meri Taccini

Camminando sola soletta,
come sempre.
A volte mi capita di guardare

fermarmi a guardare
ragazze e ragazzi
che si sbaciucchiano,
si accarezzano
e si dicono
tante piccole cose
sussurrate all'orecchio;
e dentro di me penso
che potevo
essere anch'io una di loro,
con l'amore
grande e immenso che
ho dentro di me
e porterò dentro di me
per tutta la vita,
anche se sento
che morirò molto presto.
Non so dove
ma sono certissima
che lo farò

Alla scoperta di un nuovo mondo sotterraneo

Di Meri Taccini


Per il giorno 18 settembre l'Associazione Mediterraneo aveva programmato un'uscita del tutto particolare così di buona mattina siamo partiti per andare a visitare le grotte conosciute come Antro del Corchia. Con i pulmini siamo arrivati fino in cima all’ingresso della grotta ed essendo arrivati abbondantemente in anticipo per la visita, non sapendo che fare, io, Enrico, Nicola e Marina ci siamo messi a giocare a frisbee. Ad un certo punto però è arrivata la navetta dalla quale è scesa una delle guide che non solo ci ha comunicato che non potevamo lasciare i furgoni all’ingresso della grotta, ma anche che dovevamo tornare a valle a fare i biglietti. Così, tornati in paese, fatti i biglietti ed una sosta al bagno, siamo risaliti fino all’ingresso della grotta (stavolta con la navetta). Prima di entrare la guida ci ha spiegato tutto quello che avremmo visto con i nostri occhi, ma soprattutto ci ha annunciato che l’intero percorso della visita contava ben 1800 scalini! In quel momento ho avuto una piccola crisi di panico, ma poi mi sono detta: “dai Meri, vedrai che mettendocela tutta ce la farai come tutti gli altri” e così ho fatto. Appena siamo entrati all’interno delle grotte davanti a noi si è aperto un mondo meraviglioso composto da stupende stalattiti modellate da piccole gocce di pioggia penetrate nel terreno per centinaia e centinaia di anni. Vi erano poi dei laghetti sotterranei, anche loro prodotti dalla pioggia penetrata nel terreno. Dimenticavo di dirvi che le stalattiti mi hanno emozionato tantissimo e il loro ricordo mi ha accompagnato per tutta la via del ritorno fino a casa dove, con una grande gioia nel cuore, mi sono addormentata stanca ma felice.

fonte: http://www.antrocorchia.it/media_corchia.htm 

giovedì 6 ottobre 2016

Rigovernare e pensare

Di Simona Vannozzi

Sono a casa a pensare prima di andare a lavorare. Alle 11:30 andrò alla ristorazione dell’ospedale di Livorno, la Serenissima, la mensa a cui lavoro da circa un anno. Oggi sono di turno di pomeriggio alla rigovernatura, mi toccherà lavare pentolami, teglie, coperchi, utensili da cucina ed infine ripulire i carrelli, i piani di lavoro e la lavastoviglie che spesso, fermandosi, non funziona molto bene. Si accende con fatica e ci vogliono almeno venti minuti per caricarla. Che noia! poi io ho sempre odiato rigovernare. Di tutte le mansioni domestiche la rigovernatura mi manda proprio su tutte le furie, non la sopporto proprio, non mi piace. che ci posso fare? Quando sono a casa mi piace molto cucinare ma il pensiero che dopo devo riassettare e rigovernare la cucina, specialmente lavare ed asciugare le stoviglie, uffa uffa, non lo sopporto proprio. Spesso preferisco non mangiare nemmeno e quando mi ritrovo ai pasti principali, per non sporcare i piatti, i bicchieri, le posate ed altro apparecchio con piatti e posate di plastica. Fra l’altro condivido l’appartamento con tre inquilini, tutti uomini; vi potete immaginare. Sono peggio dei bambini, almeno credo. devo sempre pulire quasi tutti i giorni soprattutto lo sporco che lasciano loro. Sono proprio uomini, non hanno certi accorgimenti, spesso mi arrabbio e li brontolo, forse anche in malo modo, ma poi mi rendo conto che non ci posso fare niente. Sono senza via di scampo. Sono tre anni e mezzo che vivo con loro, ma non è cambiato niente. Sono senza speranza. Per fortuna non sono solo inquilini, ma sono soprattutto miei amici con i quali condivido anche cose belle. Il problema è un altro, che nonostante tutto non posso avere un’indipendenza economica che mi consenta di vivere da sola. Purtroppo il pensiero che mi assale da anni è di avere un appartamento mio e di viverci da sola, ma sfortunatamente questo pensiero è ancora lontano. Non è giusto perché quando ti rendi conti che quando giungi alla soglia dei quarantaquattro anni vorresti forse qualcosa di più. Ti poni solo una domanda: perché gli altri hanno delle case proprie, possiedono dei lavori che gli forniscono indipendenza ed autonomia, hanno le proprie autovetture o motorini e spesso viaggiano e oltretutto vanno a cena fuori o a divertirsi in altri modi? Spesso io la sera sono a casa da sola perché non mi è rimasta nemmeno un’amica e la maggior parte di loro sono fidanzate o sposate. Io per il momento ho solo la mia bicicletta e spesso devo usare i mezzi di trasporto pubblici che non sempre arrivano puntuali, ma che il più delle volte ritardano. Devo camminare molto a piedi se voglio arrivare a destinazione e tutto questo mi stanca molto. Ma dov’è che ho sbagliato? È solo fortuna o qualcosa che probabilmente non ha funzionato. Sinceramente non lo so. Mi sono fatta diverse domande ma non ho mai trovato le risposte. Forse non sono riuscita ad arrivare dove quasi tutti gli altri sono arrivati ma magari è solo una mia sensazione e ci sono magari persone che ancora aspettano di arrivare ai propri obiettivi. Chi lo sa, chi può dirlo? Mi sembra di spaccare il mondo, ma credo che in fondo sarà il mondo che spaccherà me.
O forse no?


SS Angeli Custodi

Di Alba


Passa il tempo inesorabile! Me ne sto accorgendo molto bene negli ultimi mesi; si sono affacciati tutti insieme gli acciacchi della terza giovinezza; dolori diffusi, agilità quasi inesistente, difetto visivo peggiorato, denti da “riparare” e tutto con sfogo e malinconia anche se mitigata in consapevolezza e accettazione. Questa premessa perché, incredibile ma vero, sono trascorsi quasi due mesi dalla crociera organizzata dall’Associazione Mediterraneo di cinque giorni con la barca a vela: dal 10 al 14 agosto. Anche se con ritardo, mi fa comunque piacere ricordare e commentare la bella, unica ed esaltante esperienza. Dunque, era mercoledì 10 agosto, sono arrivata al porto per l’imbarco prima delle ore 9 insieme alla mia amica Cinzia. Al bar (ex) Cellini c’è stato l’incontro con gli altri alla gita: tre ragazze diciottenni Lisa, Lisa, Genni poi Duccio, Giada (che non conoscevo) poi Marco, Noemi, Flavio e il capitano Paolo Pini. Sono stata issata a bordo con l’aiuto di Paolo e Flavio e quando siamo saliti tutti a bordo è iniziata la preparazione per il viaggio! Ero emozionata e contenta, l’unico pensiero che mi “tormentava” un po’ era la condivisione di spazi ristretti in promiscuità con persone che vedevo per la prima volta e con differenze notevoli di età. Paolo mi ha assegnata la prima “cabina” a destra, con accesso dopo il servizio, scendendo dalla scaletta di poppa. Ho avuto il privilegio di avere la suite tutta per me, forse perché avevo detto a Paolo che dormivo nuda (non è vero!), che dormendo russavo, urlavo, parlavo, che mi giravo molte volte e che mi alzavo per andare in bagno a bere (vero, anche se in quei cinque giorni non è mai successo). Ho comunque molto apprezzato!
La camera era grande, con un ampio giaciglio, i piedi rivolti alla porta, a destra una catasta di salvagenti arancioni maleodoranti di muffa (ma sono ahimè abituata a tale odore che mi perseguita a casa da ben sette anni), alla mia sinistra una “parete” a scomparti di legno, tipo libreria, ai piedi la porta, per accesso al servizio, che dovevo ancorare ogni volta che aprivo e chiudevo onde evitare che sbattesse, anche perché oltre il servizio (w.c. e mini lavandino angolare) altra porta (idem da ancorare) dove un maxi-letto ospitava le tre fanciulle, Lisa 1, Lisa 2 e Genni con i rispettivi sacchi a pelo (sempre in disordine fra le altre varie cose). Dalla parte opposta  al “lettone” il lato c’era il lato cottura con frigo a pozzo, poi fornelli basculanti e un piano d’appoggio. Vicino si apriva la porta di un’altra cabina confinante con la mia, divisa dalla scaletta. Quella era lo studio e camera di Capitan Paolo, condivisa con Flavio e in fondo il loro servizio. Tornando in cucina-dormitorio per fanciulle e proseguendo verso prua, disimpegno con camere e servizi (che non ho visitato) dove dormivano Noemi, Duccio, Marco e Giada. Sistemati i bagagli e preso ognuno possesso del proprio alloggio siamo “riemersi” tutti dislocati sul ponte, Paolo al timone ha avviato il motore ed è iniziata l’avventura! Direzione Portoferraio, Isola d’Elba. Ero emozionata, non avevo alcun timore, solo un po’ il pensiero che potesse suonare l’allarme di casa, ma è bastato poco per non pensarci più, osservare il porto che si allontanava sempre più, conversare con nuove persone e presto eravamo già in mare aperto lontani dalla riva. Il mare era lungo poi increspato e mosso e dopo non molto Lisa 2 ha iniziato ad accusare un malessere che si è prolungato per una buona parte della traversata: è stato un connubio fra Lisa 2 e un grande secchio legato ad una corda! Pur dispiaciuta per la fanciulla ho spaziato con lo sguardo in lungo e in largo, compiaciuta e ho condiviso pensieri con gli altri, in particolare con Giada; purtroppo poi ha avuto anche lei un malore dopo aver fumato, ma per fortuna di breve durata. L’unica nota dolente per me, che trovandomi spesso sotto vento respiravo tutto il fumo dei viziosi. Ma il venticello fresco e il sole appagavano. Quando è stato possibile Paolo, con l’aiuto di Flavio, Noemi e Duccio ha issato le vele ed è stato messo a tacere il motore. Che bello! Finalmente! Ed è così che mi piace navigare: veleggiare, cioè scivolare sul mare solo con l’ausilio delle vele, spinta dal vento, ascoltare il “respiro del mare”, lo “sciacquio” delle onde che si infrangono sulle fiancate della barca e gli spruzzi che arrivano a tratti a rinfrescare. Il sole bruciava, ma il vento fresco della navigazione mitigava la calura. Mi ero ben spalmata crema solare sul poco che avevo scoperto: viso braccia, poi avevo un cappello di paglia calato fino sugli occhi, occhiali fotocromatici, una maglietta polo a mezza manica, dei pantaloni lunghi stretti alle caviglie, calzini e scarpe da ginnastica... eh sì, mi hanno presa in giro, specie al ritorno quando ho sfoggiato una discreta abbronzatura da “fiorentina”! Purtroppo però la mia salute non mi ha permesso di espormi oltre e forse è stato un bene anche per evitare “malori agli altri”.
R.Ridi/Visitelba.info
All’ora di pranzo, era già stato deciso il menù: pasta condita con tonno e insalata mista. Paolo con l’aiuto di Flavio ai fornelli hanno messo al fuoco il pentolone. Io sono vegetariana e lo sapevano, ma distrattamente Flavio a cottura ultimata aveva già condito tutta la pasta col sugo di tonno... NOO! No problem, rapido e attento Flavio ha rimesso la porzione di pasta destinata a me nel colapasta e l’ha sciacquata con l’acqua calda, poi è bastata una spolverata di formaggio e un po’ d’olio e il mio primo piatto era bello che servito... e buono per giunta, “da sposare” ho commentato. Ognuno col proprio piatto, seduti sul ponte al fresco, al sole, o all’ombra anche sotto la tenda che era stata distesa, abbiamo pranzato conversando e poi riordinato. Onestamente (e un po’ me ne vergogno) io ho dato sempre ben poco aiuto anche perché essendo gli spazi ristretti, non conoscendo o non ricordando dove riporre o prendere le cose, ero solo di intralcio e inoltre, data la poca agilità e la vista compromessa, rischiavo di farmi del male e non era proprio il caso. Nel pomeriggio siamo giunti in prossimità di Portoferraio. Non ricordo esattamente la sequenza degli ancoraggi, ero troppo intenta ad osservare e godere dei panorami.  Certo che dal mare tutto ha una prospettiva diversa. La costa frastagliata, dirupi che si tuffano nel mare cristallino o azzurro cupo, o turchese a seconda delle variazioni di luce o dei fondali. Qualcuno ha fatto il bagno, il gommone calato in mare per recuperare chi, magari, si stancava. Io sempre a bordo, porgevo gli asciugamani ai nuotatori. Arrivato per me il momento di andare a dormire mi sono ritirata nella mia suite perché avevo necessità di distendermi; gli altri sono rimasti sul ponte a parlare, oppure col gommone andavano in giro per i paesetti vicini. Io ho aspettato che rientrassero magari tardi, e poi continuavano a scherzare, a ridere, parlare, specialmente i più giovani. un po’ ascoltavo, ma poi mi addormentavo perché ero stanca. poche volte, per attimi, magari mentre mi rigiravo nel letto, ho sentito russare dei miei vicini, Paolo e Flavio. Ho sempre dormito a sufficienza, forse perché stare tutto il giorno all’aria aperta, l’aria pulita, il relazionarmi con gli altri mi stancava. Poche volte ho messo il collirio forse per l’aria pulita, a casa invece lo metto spesso. Sul ponte mi muovevo poco perché se stavo in piedi non riuscivo a mantenere l’equilibrio, evitavo di sostenermi a corde per non combinare guai, così pure temevo di scivolare se mettevo i piedi in terra nonostante le scarpe con suole di gomma. In pratica quando ero all’esterno mi muovevo “strisciando” da una parte all’altra, aiutandomi con le braccia per sollevare le gambe e spesso urtavo nei pezzi di metallo, quelle specie di “funghi” dove Paolo o gli altri avvolgevano o srotolavano le corde delle vele. Dopo l’Elba siamo giunti in Corsica e lì sono scesa a terra, ho fatto una lunga camminata con gli altri che andavano a fare il bagno, mentre io dalla spiaggia osservavo e facevo da guardia alle loro cose. Poi ci siamo fermati per bere e altri sono andati a farsi la doccia. Il viaggio è proseguito verso l’isola di Capraia, il tempo è stato sempre buono e tutti sempre bene. i pasti erano buoni e anche adatti a me, senza carne o pesce; per merenda ho gradito un fresco yogurt (che non mangiavo da tempo e non così buono). A colazione non ho perso la mia abitudine, spremuta d’arancia con fiocchi di cereali, avevo portato lo spremiagrumi a mano e Paolo aveva fatto scorta, dalla partenza, di 6 kg di arance (ovvio, non solo per me!). il mio pensiero alla partenza era anche quello legato alle necessità fisiologiche, ma ho superato anche quello che è per me un problema. Mi ero portato una scorta di salviette disinfettanti che usavo prima di usare il servizio e gettavo ogni volta in un sacchetto (per evitare di intasare il w.c.). Oltre alle salviette per l’igiene, per riservare acqua dolce per lavare i denti avevo portato tanti ricambi di biancheria perché non avevo certo voglia di fare bucato ma era simpatico vedere altri come Flavio che regolarmente lavava costume e maglietta e stendeva al cavo della barca con le pinze. una casa galleggiante ben attrezzata e organizzata anche perché ho constatato di avere ancora spirito di adattamento. Siamo giunti al termine della crociera. Che peccato! Alla partenza pensavo che cinque giorni sarebbero stati interminabili, invece sono volati in un attimo, mi hanno lasciato dei bei ricordi, tante meduse grandi e piccole a filo d’acqua, i colori, i profumi, le sensazioni: tutto mi ha ringiovanita, stimolata a vivere in barca come fanno alcune persone che conosco... chissà? Estate ok! Ma d’inverno? E con gli anni e gli acciacchi che incalzano? Sogno. Quando sono arrivata a casa ho avuto solo un grande bisogno di fare una lunga doccia di mezz’ora. E per qualche giorno, stando seduta o distesa, mi sembrava di ondeggiare come quando ero in barca. E sentire il tintinnio dei metalli che sorreggevano le vele e sbattevano fra di loro. Approfitti di questo ricordo di crociera per rinnovare il grazie a tutti i partecipanti. Grazie per avermi sopportata, supportata, aiutata, per avermi fatto ridere, divertire, per avermi fatto superare qualche fisima, per avermi fatto provare, dopo tantissimi anni, lo spirito dell’avventura, della condizione, della sopportazione e dell’aiuto reciproco: lo spiriti marinaresco. Grazie grazie grazie, grazie a tutti, in particolar modo al Capitan Paolo che mi ha invitata a vivere questa lunga esperienza indimenticabile. 

giovedì 1 settembre 2016

Riflessioni sul terremoto

Di Alba

Perché? Perché? Perché?
È la domanda che sempre esterno ogni qualvolta resto incollata davanti alla tv dopo una catastrofe, come il terremoto recente fra Lazio ed Umbria. Resto attonita con le lacrime che mi solcano il viso e continuo a chiedermi: perché? E mi immedesimo nel dramma di chi è rimasto intrappolato e ferito sotto i cumuli di massi, detriti, arredi… magari vicino a parenti morti. Perché? Pochi attimi e tutti i sacrifici di una vita per costruirsi una casa crollano ridotti in polvere. Perché? Anziani, giovani, bimbi, animali… mi ricompongo continuando a chiedermi “perché”, provo a trovare una risposta da credente: Signore, perché? Sia fatta la tua volontà. Forse la sofferenza su questa terra (anche quando frana provocando morte e distruzione) è necessaria per “meritarci” una vita migliore dopo?
Molte volte ho sentito il terremoto , ho vissuto il dramma dei miei parenti colpiti dal terremoto in Irpinia nell’80, i traumi psicologici che hanno riportato i miei cugini più giovani. Qualche anno fa a Pisa, quando frequentavo il corso per facilitatore sociale, ho dialogato molto con una ragazza abruzzese che era in veste di tirocinante perché si stava per laureare in psicologia; aveva vissuto il terremoto dell’Aquila del 2009, mi parlava spesso, prima e dopo le lezioni, della sua terribile esperienza, della casa che aveva perduto insieme con amici e parenti. L’ascoltavo e ci scambiavamo sensazioni e impressioni e ogni tanto l’abbracciavo perché non mi uscivano le parole per la commozione; mi faceva spesso il paragone con l’alluvione che io avevo vissuto a Firenze dal 4 novembre del 1966. Le prestai i volumi che avevo con foto e cronache di quel lungo e terribile periodo. Lei cercava la differenza fra il terremoto e l’alluvione ed io le raccontavo il mio vissuto, lei il suo. Nel suo dramma c’era stato un lieto epilogo: aveva conosciuto un vigile del fuoco di Pisa che era andato in soccorso alla popolazione abruzzese, fra i due era sbocciato l’amore e a distanza di qualche anno si erano sposati e avevano avuto due bambini. Purtroppo con lei persi i contatti poiché tornò a vivere nella sua terra, anche se sempre distrutta e a tornare anche a Pisa.
“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” Così recitava una bella vecchia canzone di Fabrizio De André , proprio così! La natura si ribella, catastrofi provocano distruzione, morte, sofferenza e quando tutto sembra perso per sempre una piccola luce si accende… poca forse ma sufficiente per dare una nuova boccata di ossigeno, una spinta per rimettersi in moto, per ricominciare a vivere nel sentire la solidarietà di tanti estranei ma calorosi; e seppur con ricorsi dolorosi, con l’aiuto il tempo consentirà di osservare da fuori, con distacco, quanto introiettato dolorosamente e bruscamente “sul campo”.
Penso alla difficile operazione  di messa in moto degli aiuti, faccio enorme fatica a capire come il meccanismo della solidarietà fatta di uomini e mezzi possa essere attivata e soprattutto coordinata per aiutare e non intralciare. E mi vengono alla mente esempi di aiuti che abbiamo ricevuto io e la mia famiglia per l’alluvione del 66, pur non avendo avuto danni alla casa. E continuo a pensare che se è vero che eventi naturali come i terremoti e alluvioni si verificheranno sempre (e forse più spesso) è pur vero che tanti danni a cose e persone potrebbero essere evitati o comunque ridotti. Mi viene poi in mente il terremoto di non molti anni fa a San Giuliano di Puglia dove crollò una scuola e dove morirono venti bambini e la maestra. Un mio cugino ingegnere andò come volontario e dopo un accurato sopralluogo stilò una perizia nella quale evidenziò gravi carenze strutturali oltre all’inadeguata collocazione dell’immobile. Tale perizia, insieme a quelle di altri professionisti, fu inoltrata agli uffici preposti per il caso ma… I bimbi e la maestra erano morti e anche dopo anni, come troppo spesso accade, i responsabili rimasero impuniti.
Per me da sempre e per ogni evento è la coscienza di ognuno di noi che deve muovere a fermare il tutto! Purtroppo molto spesso, troppo spesso, la coscienza e l’onestà restano parole vuote, invisibili, perché soffocate, nascoste, azzerate dagli interessi materialistici; è il dio denaro che governa tutto l’universo e continuo a pregare il solo Dio che può fare qualcosa se solo lo “ascoltiamo” e preghiamo sempre. E forse anche le guerre, la cattiveria fra gli uomini di qualsiasi razza, estrazione sociale, istruzione, cesserebbero e potrebbero regnare solo l’armonia, la pace e l’amore. Che bello! Questo è sempre e solo l’augurio che mi rivolgo e vorrei che se lo rivolgessero in tutti i continenti. Mentre sto scrivendo tutto ciò ho ricevuto la telefonata del mio cugino ingegnere che mi ha informato su alcuni nostri parenti; mi ha detto che presto diventerà nonno per la terza volta e che è in procinto di partire per fare sopralluoghi e perizie. Il suo “amaro” sfogo è quello che già conosco e che anche io, da profana, ho espresso: mancanza di coscienza e professionalità in chi costruisce, in chi deve autorizzare e sorvegliare e chi poi, nel caso, deve punire. Verrà a trovarmi e si renderà conto di quanto anche qui ci siano pecche che ho denunciato e che ancora non hanno danno esiti… e magari non ne daranno se non negativi, almeno per me. Spero vivamente di sbagliarmi!

Ho poi visto in tv l’esibizione delle Frecce Tricolori, al solito toccante e ancora di più per la dedica ai terremotati con un cuore disegnato nel cielo con le scie tricolori. Auguriamoci tutti che la solidarietà di tanti continui e che le promesse di tanti si trasformino presto in realtà di rinascita in miglioramenti tangibili!