lunedì 3 novembre 2014

A passeggio lungo la via....

 di Stefano Scotti 

A spasso lungo i momenti che formano le ore i giorni i mesi e gli anni... Ce n'è voluta per arrivare fino ad adesso e ora che ho 40 anni penso che per il futuro non v'è certezza …..
Ieri ero in riunione, si quella del lunedì e parlando con Laura le dicevo che volevo sapere il titolo di un libro che ha scritto un livornese sulla sua città, che poi è anche la mia, del quale ho partecipato alla presentazione … .
"Ti picchio lunedì" mi pare si intitoli e lo volevo comprare oggi che ho la giornata libera …
Cosi un libro mi farà compagnia durante il giorno e riempirà con le sue frasi i miei pensieri e poi è un “fottio” di tempo che non leggo …
Dovrei fermarmi a pensare più spesso e concentrarmi di più, dovrei fare le mille cose che ho da fare ma non realizzo mai un obbiettivo importante... mi basta di vivere e poi in fondo non sto neanche male.
Gli altri sono in bici a Tirrenia o da qualche altra parte,  ma non vado da un po', mi sono impigrito mentre il bimbo di Sandro, mio vicino di casa, sta piangendo sogno come faccio sempre a quest'ora sonnecchiando sul divano...
Beh stasera gioca il Livorno. Solo sabato contro lo Spezia ha perso.  Spero stasera faccia bel gioco e porti a casa i tre punti che ci servirebbero per mantenere una posizione di rilievo in campionato.  Sabato scorso ero allo stadio in compagnia di amici con i quali ho appuntamento settimanale per la partita, ospiti fissi da un bel po’, mi sono divertito purtroppo in quel sabato andò male ….. ah, ho telefonato stamani al Cuchel che mi ha rallegrato informandomi che avevano dimesso il piccolo neonato e finalmente se lo potranno godere a casa, nato circa una settimana fa, si chiama Giacomo.... Vorrei una vita più piena anch'io ma mi accontento...

Stasera “salsicce e fagioli” è arrivato il freddo e adesso ci sta bene!



lunedì 27 ottobre 2014

Toccare il fondo...

di Stefano Scotti


La mia idea sul “toccare il fondo” adesso che ci penso.... concetto alquanto soggettivo visto che a me è capitato penso tre volte nella vita, e tutte a causa della malattia e del mio comportamento alquanto bizzarro e del mio stile di vita, vissuta sempre ai margini della sobrietà.... facciamo chiarezza raccontiamoci… Cresciuto in compagnia del popolo vero e proprio, di quei ragazzi al “margine” fra legalità e  clandestinità con degli amici però da quei tempi  sempre ricordati con immensa gioia volentieri rivisti, ho conosciuto dolori in età già adolescenziale con l'ammalarsi di mia madre in seguito ad un'incidente stradale quasi mortale  che feci quando avevo 9 anni: a causa del  forte choc si ammalò di nevrosi e questa malattia  ha influito nella mia vita,  che è stata un'eccellente rincorrersi di eventi spiacevoli e sono finito per beccarmi un esaurimento nervoso anch'io, cosi forte che viste le vicissitudini avvenute mi ha accompagnato al tentato suicidio …. ne ho passate di tutti i colori a causa delle droghe e della mia fantasia visto che è proprio questo il mio problema …a sedici anni, cominciò il calvario …. conobbi l'amore verso una ragazzina ma la storia ebbe poca durata; dopo un po’ mi chiusi in casa e avevo disagio a uscire visto che sentivo strani odori che abbinavo alla mia persona … sì insomma pensavo che la causa fossi io  e da quel momento cominciai a non uscire e ad isolarmi fino a che conobbi la psichiatria e gli psicofarmaci che uso tutt'ora … a quei tempi scoppiava la guerra in Iraq e aderivo a tutte le marce e manifestazioni  per la pace  nel mondo..... da comunista convinto …. Avevo mamma malata e un padre che mi aiutava, sì ma con lui  allora non andavo d'accordo e gli psichiatri, cavolo quanti ne ho girati! E tutte le volte erano pillole su pillole … bhe ho toccato il fondo quando ho detto “al diavolo tutto”… quando non potevo più vivere perché non avevo più la voglia di andare avanti.

Tentai il suicidio bevendo acido muriatico che trovai in cucina e questo causò la asportazione dello stomaco: conobbi a quel tempo l'ottavo padiglione ...Mi ci tennero 3 mesi, a casa non tornai fui allontanato dalla famiglia e finii in comunità …. A Villa Graziani  mi riscoprii tranquillo e mi fecero le ossa per  affrontare la vita felicemente e in modo autonomo.. ma la mia testardaggine non finì …. Di questi tempi sto bene ma mi curo sempre. Sono passato dal dispiacere per la morte di mamma alla malattia molto seria di babbo... ma non penso di poter rifare quel gesto...       

                                                                                                                                                                                                                                                                                             

lunedì 20 ottobre 2014

Viaggio nei servizi di salute mentale: Germania

di Simona Vannozzi

A fine Settembre con Paolo Pini, il dottor Serrano e Matteo dell’associazione di Piombino siamo andati a Bielefeld in Germania per visitare le loro strutture psichiatriche. Un viaggio lunghissimo in macchina ma piacevolissimo e con ottima compagnia. Il primo giorno a Bielefeld abbiamo incontrato gli studenti delle scuole superiori, a cui il dottor Serrano ha spiegato la storia della psichiatria dal dopo guerra, parlando della legge 180, con la chiusura dei manicomi in Italia, fino a parlare delle nostre strutture di adesso.

Nel Quartiere di Bethel, tristemente passato alla storia per i primi esperimenti di eugenetica e di sterminio dei pazienti psichiatrici, i medici ci hanno illustrato, in una riunione, lo staff medico dei vari reparti psichiatrici i quali sono divisi per patologie. Il reparto di bipolarità e depressione, quello di borderline, il reparto di schizofrenia e psicosi acuta, e altro tipo il reparto di alcolisti e sostanze stupefacenti. I luoghi erano accoglienti puliti con una bella sala per mangiare, in cui  cucinavano proprio dentro il reparto. Gli operatori erano servizievoli con i pazienti e sorridenti che veniva quasi voglia di essere ricoverato. In ogni reparto erano allestite due stanze riservate alla gestione dei pazienti a rischio di comportamento lesivo. Questi venivano sorvegliati h24 da due operatori presenti in una stanza comunicante.  Questo grandissimo ospedale era immenso e aveva a parte anche un'altra mensa aperta a operatori e utenti e a tutti quelli che venivano in ospedale. In questa struttura vengono curati anche i pazienti di Bielefeld.  Una delle cose che mi ha stupito è che avevano accesso ad avere qualsiasi cosa, come le posate di acciai, o i piatti i ceramica, bicchieri di vetro ed altri strumenti che potevano essere pericolosi. A Livorno nel reparto di diagnosi e cura ti tolgono persino il cellulare e le varie prese di corrente, in Germania no. Avevano dentro l’ospedale un laboratorio di pittura in cui nel momento del ricovero i pazienti potevano andare delle ore a dipingere, e un'altra stanza in cui maneggiavano degli oggetti di plastica per passare il tempo. Inoltre a Bethel c’erano i laboratori artigianali come il Blu Cammello di Livorno, il laboratorio di cucito, dove creavano pupazzetti vari, cuscini, grembiuli, presine per la casa, accessori per bambini come scarpine, bavaglini e tutine. Il laboratorio della rilegatura e incollatura dei libri vecchi e rovinati. Alcuni libri erano addirittura del settecento. Il laboratorio di  restauro delle sedie, in cui gli utenti sistemano filo per filo ogni sedia. Infine il laboratorio di pittura, nel quale  gli utenti si rilassavano a dipingere trascorrendo le loro giornate. Certi quadri erano particolari, me ne piaceva uno di extraterrestri, me lo sarei portato a casa. Gli utenti venivano pagati cinque euro al giorno e aiutati dal Comune e dai servizi sanitari. Il supporto del comune riguarda soprattutto l’abitare, contribuendo al pagamento di vitto e alloggio. 

Diversamente da noi hanno ancora qualche struttura di tipo “manicomiale”, e dopo il ricovero in psichiatria non hanno un percorso riabilitativo come il nostro in cui c’è una reintegrazione  nel lavoro e nella società. Quindi se stanno di nuovo male ritornano in ospedale. Abbiamo incontrato l'associazione degli utenti di Bielefeld, in cui le persone si recano autonomamente con la propria cartella clinica e dove possono seguire attività secondo i propri interessi e partecipare agli incontri di auto aiuto. L’ultimo giorno c’è stato il convegno del Dottor Serrano con gli utenti e operatori in cui si è parlato della psichiatria italiana e a cui è seguito un animato dibattito. La sera abbiamo cenato insieme a loro in un ristorante dove lavorano gli utenti: molto carino e buona la cucina. Hanno anche una sala da discoteca. Sono contenta di avere fatto questo viaggio perché è importante capire come vivono gli altri paesi europei la salute mentale, e confrontarsi con loro per migliorare o capire cosa scambiare con la loro cultura.   

Programma economico per me e famiglia

di Michael Perini

Nel campo della salute mentale  molti dicono che un individuo sta bene quando è capace di fare gli interessi propri, come se fosse necessario maturare la dimensione di un sano egoismo. Di questo si stava parlando criticamente in associazione commentando i dati dell’Oxfam sulla diseguaglianza della ricchezza nel mondo: nell’ultima rilevazione è stato calcolato che 85 persone detengono una ricchezza pari a quella della metà della popolazione del globo. 
Ma non sempre tutti ragionano a questo modo...

Sono Michael, mi sono reso conto in prima persona di quanto possa essere schifosa la crisi economica. Tutti i miei familiari lavoravano alla TRW. La fabbrica è stata chiusa in questi giorni: gli operai costavano troppo e hanno delocalizzato la produzione a svantaggio dei lavoratori livornesi. Ci lavoravano tre miei zii e due cugini. Adesso sono rimasti senza soldi.
Ho una sensazione di rabbia e odio verso questo mercato globale che sembra essere più importante della mia famiglia.
Ricevo una pensione di invalidità. Ho deciso di mettere da parte i soldi della pensione per venire incontro ai miei familiari. Voglio aiutare i miei zii, i miei cugini e la mamma.


lunedì 13 ottobre 2014

La mia esperienza in Egitto


di Simona Vannozzi

Il 29 Agosto io Benedetta e Paolo Pini siamo andati ad Alessandria di Egitto per incontrare i gruppi di Auto mutuo aiuto. In quei giorni siamo stati a contatto con la loro cultura: gli egiziani erano molto motivati e contenti del nostro soggiorno. La cosa più emozionante è stata proprio conoscere i loro gruppi di auto aiuto. Nei vari incontri sono stata cosi attenta alle loro storie, molto simili alle nostre riguardo ai disagi mentali soprattutto nelle dinamiche familiari. Erano momenti commoventi e belli da ascoltare. Gli egiziani credono molto nell’auto aiuto, socializzando tra loro e condividendo  i propri problemi. Ci credono così tanto che alcuni di loro sono disposti a viaggiare fino a quattro ore per recarsi al gruppo ogni settimana e a pagare una cospicua somma di denaro per gli spostamenti. 

Un gruppo che mi ha fatto riflettere è stato il gruppo delle ragazze sordomute. Esse erano cosi affiatate  che ho fatto fatica a capire che avevano problemi di comunicazione. Erano serene e parlavano con molta naturalezza e l’atmosfera intorno a loro era magica. Quei giorni in Egitto sono stati toccanti, e l’ultimo giorno mi sono emozionata fino a piangere lacrime di gioia per aver vissuto dei momenti cosi unici. 


lunedì 29 settembre 2014

A te dedico queste parole da poco (frammento 4)

di Stefano Scotti


Entrando nella Macelleria della Coop dove tutti i santissimi giorni andiamo a fare la spesa, con la buona Brunella nostra contabile ma soprattutto educatrice volenterosa come altre poche operatrici, mi ha creato stupore vedere “IL CICCI” gestore del Bar dove solo ieri avevo bevuto l’ultimo bicchiere prima del rientro, a fianco del Macellaio.
Con uno strano torpore mi sono svegliato stamani, erano le 11:37, ed era come se pensieri e frasi che un giorno….insomma non che assillavano la mia mente ma  “ci sguazzavano un po'”, non trovavano che un piccolissimo vago ricordo.
Mi sono fatto la doccia e dopo aver finito il caffè avanzato da ieri sera sono uscito.
Sceso in piazza ho preso l’autobus per recarmi all’appuntamento che avevo per il lavoro.
Era Giovedì, ne avevamo 15, il mese in corso era Aprile e il Pik Bar era chiuso.
Sono andato verso L’Oasi, un'altra baracchina sul lungo mare di Ardenza.
Data l’ora del mio risveglio ho solo fatto colazione servito da Silvana, credo che si chiami così.
Ho visto Riccardo dirigersi verso l’esterno a fianco del Bar e ho capito che si era fatta l’ora dell’appuntamento che ho con Sergio  e con i nostri amici che ho ripreso ad incontrare, dopo la mia ultima permanenza in comunità durata circa quattro mesi durante i quali persone capaci hanno cercato di ridimensionarmi riuscendoci per quel poco che bastava per “prolungare la mia vita”.
Dolorante al polso: così mi sono presentato durante una conversazione che intrattenevo al telefono con mio padre a cui stavo spiegando i motivi che mi costringevano all’idea di non lavorare.
Mamma doveva ancora pranzare e dato che non aveva voglia di uscire dovevo fare la spesa, così convinto lui, fatto due chiacchere con i ragazzi, e salutato il mitico Sergino sono tornato verso casa passando prima a bere qualcosa al “Moletto di Antignano" dove soltanto ieri ho incontrato Martina ed Alessia .
Abbiamo trascorso un'oretta ha parlare con suo padre e sua madre del mio breve giro fatto in Capraia, c’èra anche “Nedo” il cane della sorella Lisa, che penso abiti ancora con loro.
Vista la brutta giornata mi sono diretto verso casa dopo aver comperato il pranzo di mia madre. Lasciata che ancora mangiava mi sono incamminato nuovamente verso la piazza del paese dove ho incontrato la ragazza che sta dietro il balcone del negozio fotografico e mi sono informato se le stampe erano pronte, dopo una rapida occhiata all’interno dello scaffale e visto che non erano ancora pronte, ho aver fatto un'altra capatina giù e mi sono diretto a casa.

“Partiamo di sera verso Milano, io, Arpiles, Leonardo, Teo il cane, tre plettri un po’ usati, sei sigarette e due tesserine, dell’autobus naturalmente così Teo le userà per andare a donne, pardon cagnette. Giriamo un po’ per la città, evviva trovato il dormire ci resta in tasca duemila lire."
Durante il mio pellegrinare per Pasqua, nell’isola di Capraia ho potuto trascorrere con mio padre e mia madre, tre giorni lontani da stress, paranoie, incazzature per il lavoro e devo dire che sono due persone “possessive” ma anche “lascive per il giusto”.
Che bello essere tornati a casa dopo una così lunga degenza, sembra che le settimane, i giorni, i mesi abbiamo sapori diversi.
Vedere di nuovo il sole spuntare da dietro Montenero per affogare in mare ha un gusto tutto diverso di vederlo spuntare dietro i grattacieli della città.
Fra una quindicina di giorni sarà estate e me ne potrò gironzolare per le spiagge, dopo il lavoro, a cercare di carpire qualche spunto fotografico, visto che avevo questa passione abbandonata da un po’ e solo da giorni ritrovata.
Oggi è Venerdì e stamani me ne andrò al mercatino sperando di trovare qualcosa di interessante.
Ho trovato una camicia a buon prezzo.
Intanto da Pasqua non sento più Francesca ma so che fra notti e giorni rivedrò l’amore della scorsa stagione. So che avrà un  esame universitario importante molto presto, oggi piove, ma presto splenderà il sole così potrò scendere a sistemare la ringhiera che è da riportare a ferro e ritingerla.
“Amore se fossi aria vorrei che tu fossi una rondine per poterti vedere svolazzare senza mai riposo e poterti dire che sei importante per me".
Cara Francesca a te dedico queste parole da poco che si sottendono solo un  vizio antico sperando, però che tu non le prenda come un  gioco.
 
E’ solo una canzone ma continua ancora in versi con una capacità di immedesimamento che ritrovo solo in cantastorie come De Gregori, Guccini e Dalla ecc.ecc.
 
Passeggiando con il mitico “peroncino” in mano per il moletto mi è capitato di guardare delle studentesse, dicevano di venire da Lucca ma non avevano affatto la parlata lucchese.
Mi hanno mostrato un volantino che parlava della nostra posizione riguardo al ministero della difesa e del nostro rapporto con la NATO, non soltanto verso la guerra attualmente in atto ma verso tutte le guerre, poi mi sono incamminato verso casa.
“Giusto o no” non lo so ma i pensieri da affrontare in questa "giungla" che è la vita.... vi spiego: se potessi fare una descrizione della vita non potrei farla perché tutto varia, tutto è diverso ogni giorno, ogni attimo.
Quando ero nella comune ero chiuso in un mondo fatto di poche cose ma di intense emozioni ed erano più forti, ma allo stesso momento più blande. Adesso tutto è più difficile ma d’altra parte "siamo fuori dal mondo se pensiamo di intenderla alla stessa miniera", sento dire da una signora a passeggio avviandomi verso la panchina.
Prima nella comune avevo meno stimoli, anche se i legami che cercavo con gli altri erono forse più intensi e li potevi vivere in poche circostanze, mentre adesso posso muovermi dove voglio, posso fare ciò che voglio, quindi posso vedere più gente e intraprendere una vita fatta in salita, non facilmente.
E' un po' che non prendo calamaio e foglio, si insomma che non inizio a scrivere, cosa che vorrei aver fatto prima, ma non riuscivo a fare; oggi è il 3 Agosto, Martedì, e nel tempo trascorso senza poter descrivere i suoni e le nuove voci ne ho passate di cotte e di crude come al solito.
Avevo conosciuto gente in gamba e iniziato a vedermi con Paolina e a passare con i nuovi amici momenti spensierati.
Assumevo regolarmente i farmaci prescrittimi dal Prof. dal quale arrivai con uno stabilizzatore del tono dell’umore dopo un ricovero per un litigio con un infermiere durante un colloquio con il dottore.
Il responsabile del CSM e la dottoressa volevano che dagli esami delle urine risultassi "pulito" in soli tre giorni.
Durante la mia nuova degenza ho avuto modo di riflettere ed ho capito che mai mi pentirò di quello che avevo fatto o che farò.
Ma bando alle pillacchere di fango, alle poesie dette in una sedia, alle ipocrisie di un tempo!
Qualche giorno fa ho fatto visita alla comunità: ho rivisto i vecchi amici con i quali ho trascorso un bel periodo della mia vita, mi ha accolto la nuova infermiera aprendomi quel portino che mi vedeva fino a qualche mese fa dall’interno, c’erano Gian Luca e Alessandra assieme alla dottoressa e ci siamo messi a parlare dei momenti belli senza ricordare quelli brutti.
Era come se non fossi  mai uscito, visto che poche cose sono cambiate.

lunedì 15 settembre 2014

A te dedico queste parole da poco (frammento 3)

di Stefano Scotti


E’ da molto tempo ormai che non mi innamoro di una ragazza.
Negli anni scorsi riuscivo a sentire dentro di me affetto anche per la vita, ma forse adesso sto invecchiando! Ma se la vecchiaia è questa voglio poter restare per sempre giovane, come canta Bob Dylan.
Saverio intanto con l’aiuto di Maila sta cercando di risolvere le parole crociate sul giornale, ed io, con una penna in mano continuo a sognare dietro a frasi di canzoni dietro a libri, o aquiloni, dietro a ciò che non sarà, eppure voglio che lo sia, voglio innamorarmi di nuovo, voglio vivere e gioire, condividere emozioni, ridere, scherzare con una persona al mio fianco che condivida le stesse ebbrezze.
O forse c’e ma siamo troppo lontani, se è il termine giusto!
Siamo differenti se amore c’e dal cielo pioverà sarà come prendersi e non tornare più perché è quello che voglio provare nuovamente.
Ma ridendo e scherzando si sono fatte le sei e tra poco passerà babbo per ritirare la biancheria sporca, mamma l’ho già sentita, era dispiaciuta di non essere potuta venire a farmi visita, ma l’ho rassicurata dicendole che ci saremmo visti Domenica a casa.
Monica mi ha appena chiesto quando verrà a farci  visita una rappresentanza della squadra del Livorno che l’altro anno, quando militava ancora in C1 venne a farci visita con un gigantesco uovo di cioccolata che posizionavano al centro del campo prima dell’inizio delle partite.
Dopo le ultime analisi risulta ancora che l’operazione subita da nonna ha avuto l’esito sperato!
Altre buone notizie per ciò che riguarda la mia vita futura, il quattro di Novembre lascerò la comunità per andare a vivere in appartamento, inoltre ho approfondito la mia amicizia con Valentina, e francamente ho avuto un piacere della madonna quando, Sabato, mi ha fatto dono del suo porta chiavi scambiandolo con il mio. Anche mio padre aveva un sorriso stampato sulle labbra quando mi ha raggiunto nei pressi dello stadio, dove avevo assistito alla disfatta della Triestina da parte della squadra della nostra Città.
Avevo trascorso l’intera mattinata e buona parte del pomeriggio in compagnia di Valentina e delle sue amiche che ho salutato verso le sei per l’appuntamento che avevo con Adelio e Simone per andare allo stadio.
Dopo un digiuno di punti da due turni, anche l’altro Sabato la squadra per la quale faccio baldoria, dopo una partita giocata magistralmente, ha perso contro un opaco Livorno che è riuscito a passare solo con un calcio da undici metri, concesso dall’arbitro per un rigore inesistente.
“ Così narrò il viandante errante cantando la sua vita attraverso le righe che la descrivono non curandosi di quel poco che sa”.
Di tempo ne è passato e l’anno vecchio è finito. Soltanto adesso dopo un fine settimana trascorso incollato alla radio vista l’impossibilità di poter uscire per il permesso negato, mi viene voglia di narrare delle vicende personali cercando di non cadere nel banale.
Ricordate quando ho iniziato a scrivere su questo blocco del “Livorno calcio”? Squadra da me blasonata quanto seguita, nonostante che non vinca da ormai da quattro o cinque settimane, dopo un girone di andata che l'ha vista protagonista, ieri ha rimontato due gol strappando un pareggio contro un motivato Palermo.
Ho potuto soltanto gioire per il punto conquistato seguendo la partita alla radio.
Da poco ho iniziato un corso di nuoto ma penso che lo interromperò vista la scarsa volontà.
Sono innamorato della vita anche se poco mi offre.
Intanto un guaio ne tira un altro visto che dopo nonna che fortunatamente l’ha scampata, sconfiggendo il male, la zia Maila, sorella di mia madre  idem, e ora a trovarsi nelle beghe è mio zio, fratello di mio padre al quale è stato diagnosticato un cancro allo stomaco.
Con mio padre il  discorso è diverso: nonostante tutto il bene che gli voglio, ho poco tempo da dedicare, la causa è da ricercare nel suo carattere schivo ed introverso, taciturno come adesso non è stato mai, così i nostri sporadici incontri finiamo a litigare.
Facendo finta che tutto vada nel verso giusto, mi sono rivolto al sacro Budda, al quale dedico pochi minuti prima di coricarmi.
Oggi, Lunedì, mi trovo come sempre in ufficio davanti allo schermo del computer, descrivendo la mia vita come un fiume che narra leggende, mentre veloce se ne va incontrando ostacoli nel suo cammino verso il mare.
Intanto il vecchio anno ha tirato il calzino e per l’occasione ho trascritto alcuni appunti sulla mia agenda.
“Sono le due e trentasei e mi auguro che la festa appena conclusa sia il preludio ad un 2003 tutto positivo!
Fra l’altro sul palco eccellentemente allestito, in piazza della Repubblica per la festa, si muovevano a loro agio alcuni ragazze con le quali trascorrevo il mio tempo libero e che da un bel po’ ho perso di vista.
Mi ha fatto piacere vedere Maila, sua sorella e sua nipote e conoscere Sara, splendida ventiquattrenne peccato fidanzata.

L’anno nuovo mi vede protagonista di una vita diversa sotto tanti punti di vista. Basta il solo fatto di avere incontrato Valentina, Barbara e gli amici del Pik Bar all’uscita dal ristorante dove avevo pranzato assieme ai miei genitori e mio zio, oltretutto a Valentina a fatto piacere di vedermi e Venerdì verrà a trovarmi assieme ad una amica. Sono contento perché, facendo un'osservazione, sto ricreandomi una vita anche al di fuori dal posto dove sto e che anche fuori c’è un piccolo mondo che mi aspetta.