lunedì 23 marzo 2015

A te dedico queste parole da poco (frammento 7)

di Stefano Scotti

Oggi , domenica 30 che diventa il 1 agosto, vista l’ora, ho ricevuto con sorpresa, una telefonata da Ornella che mi diceva se poteva usare il materiale che le detti quando ancora lavoravo con lei.
-“Che botta di culo”, faremo un business.
Alcuni dei ragazzi che, come me, hanno vissuto una vita al di fuori degli schemi hanno deciso di mettersi a scrivere.
La cara donna che mi insegnava a scolpire la creta, ma soprattutto riempiva le mie mattinate di allegria quando ancora non vivevo con i miei genitori.
-         Lo scritto è già in tipografia – mi ha detto.
-         Meno male perché ho finito i soldi e di lavoro non ce né – ho replicato
Con mio padre le cose non vanno, e vorrei cambiare dimora.
Mi irrita il “vecchio capofamiglia”, capisco che non lo fa apposta e soffre per questo, ma non posso più stare con i miei genitori.
Federica l’ho vista stamani a lavoro, mi ha preparato un cappuccino, le ho raccontato come avevo trascorso il sabato sera, ma non aveva tempo, o così sembrava, visto che era l’ora di punta al bar.
Salutandola, entrando le ho dato il buongiorno.
Mi ha risposto, scocciata 
- è tanto che è giorno!
L’ho salutata che erano le 11 quando ho lasciato la pinetina che mi “vede” tutti i giorni da 2 anni a questa parte,  quando posso per una “schiacciatina" o un “bicchiere” con gli amici, veramente tanti e “vicini” in questo momento.
Chica è una cara ragazza di 20 anni,  21 il 12 di ottobre, molto matura, per come la vedo io, per l’età che ha, sta nascendo fra di noi, o è già nata una simpatia che ci vede al mare insieme, lavoro permettendo, e al bar quando lavora lei.
Sono a lavoro dove vive con i genitori proprio nello stabile della cara nonna Rossana, mi dispiace di averci litigato ma non la sopporto più.
E’ giovane fresca e carina, come ho esordito entrando l’altra sera al Pik dove da un anno e mezzo lavora.
E’ carina e simpatica e penso di essermi preso una “cotta”  non solo per lei. Ma anche per le persone che lo popolano e che come me non hanno ancora “deciso di smettere di sputtanarsi”.
Di “storie” ne ha viste passare proprio tante il “PIK”.
  
Beneamata società Livornese da me venerata e vezzeggiata oltre che ricordata non poche volte!!!
 
Foto di Giuseppe Moscato
Gli amici mi vengono incontro in questo periodo come non mai!
La tenera amicizia con Federica conosciuta dietro il bancone del “Pik” mio luogo di aggregazione con molti di loro da non ricordo quanto tempo, sta diventando importante per me e penso, mi illudo forse ma preferisco crederlo, anche per lei.
Preferisco non costruire castelli di carta, ma tutto è avvenuto perché una sera di Luglio 2005 mi invitò a ballare. Io accettai con molto entusiasmo visto che non mi capita spesso di andare in discoteca inoltre l’occasione era allettante…era il primo appuntamento che avevo da una ragazza da non ricordo quanto tempo, forse dalla comunità e di Sabrina.
Da quell’incontro al “Tin it” un locale a Vada ne uscii male, me ne andai con l’amaro in bocca e nervoso, visto il comportamento dell’amica.
Da quel giorno però l’ho incontrata spesso al mare, le ho raccontato e voglio continuare a conoscerla, perché è una brava ragazza, e merita la mia stima.
Mi fece piacere un giorno incontrarla sul cantiere del mio lavoro quando ancora era giugno e mi stupii vedendola fuori di casa.
Ho un cantiere dove sta sua zia e lei abita proprio sopra mia nonna.
Un giorno non ricordo bene, penso fosse prima dell’inizio della prima partita della Livorno calcistica che, ha esordito in campionato regalando ai suoi tifosi il 28 Agosto  di questo anno una splendida vittoria, dopo averla salutata, eravamo al mare e le ho fatto una “capa tanta” raccontandole di quanto stupido fossi stato da ragazzo e degli amici che non abbiamo in comune.
  
Ieri sera, è da un po’ di tempo che dedico alla ragazza tutte le mie attenzioni, dovevamo incontrarci nella fantastica cornice di Villa Regina mentre Paolo Magone si esibiva in uno show, ma era il compleanno dell’amica Jenni altra faccia conosciuta e altra carissima ragazza dalle origini Messicane.
Mi diceva Federica l’altra mattina al mare che, non ricordo come si è avviata la discussione, di origini Messicane e ho saputo anche che suo padre se ne è andato quando lei aveva 4 anni.
Oggi mi sono svegliato verso le nove dopo una serata passata all’insegna dell’allegria, ad assistere allo spettacolo ho potuto riabbracciare gli amici del “bagno schiuma”, la cara Ambra salutata solo una settimana fa all’SPDC di Livorno, dove lavora era in compagnia di Michele che mi ha chiesto di andarlo a trovare al mitico bagno.
Foto di bass_nroll

C’era anche Simona con il compagno e il Cecco a completare la compagnia ho potuto salutare Simone con il figlio del quale scordo sempre il nome Filippo .
A fine serata sono stato accompagnato da Ambra verso l’uscita; abbiamo ballato e chiacchierato un sacco, nel vialino che conduceva verso una balera e poi visto che gli altri se ne erano andati, ci siamo salutati.

Ho rincontrato, al moletto i ragazzi del Pik c’era Sergio con Arianna da poco tornati dalla Sardegna, fra l’altro era un po’ di tempo che non vedevo la ragazza del Santomauro poi c’era Nano che giorni fa mi ha dedicato una canzone storpiando le parole dell’intramontabile “sarà perché ti amo” e abbiamo parlato di quello che avevamo fatto fino a quando esausto ho fatto ritorno a casa.

Casa è dove ricevi senza chiedere

di Alessandro Minissi
A cura di Enrico Longarini

Salve mi chiamo Alessandro e questa che mi accingo a raccontare è la mia storia.

Ho iniziato a lavorare quando avevo diciannove anni, svolgevo molteplici attività occasionali fino a che un bel giorno decisi di intraprendere l’attività di imprenditore nel settore della ristorazione. Sfortunatamente nel 1995 iniziai ad avere problemi di salute mentale e fui costretto a curarmi seriamente alternando il lavoro alla preservazione della mia salute; trascorso un periodo di tre anni le cose tornarono a migliorare ed io riuscii a riprendere il mio lavoro a tempo pieno fino al novembre del 2012 quando fui nuovamente costretto ad abbandonare quel tipo di attività per un problema fisico, questa volta definitivamente. Il lungo periodo di disoccupazione che ne è derivato mi ha portato svariati problemi soprattutto di natura economica. Come se non bastasse, non svolgendo alcun tipo di lavoro, non potevo permettermi di pagare l’affitto di conseguenza ricevetti lo sfratto da casa, così per risparmiare i soldi delle mie spese mi rivolsi alla mensa della Caritas. Attualmente in questa situazione gli unici aiuti economici che ricevo vengono da parte dei miei parenti più stretti. L’ambiente della mensa è ormai familiare e gli avventori vengono trattati dagli operatori volontari con cortesia e gentilezza; per loro siamo dei signori e delle signore che hanno solo bisogno del loro aiuto per questo ce lo concedono molto volentieri. Il nostro è un bisogno essenziale per vivere e nonostante l’imbarazzo iniziale dopo solo qualche giorno puoi riuscire a sentirti come a casa. Certo, la qualità dei pasti non è eccelsa, però spesso le porzioni sono abbondanti. Qui riceviamo gli aiuti di cui abbiamo bisogno senza chiedere nulla.

Durante il mio periodo lavorativo dividevo le gioie e i dolori con i miei parenti che lavoravano insieme a me e con loro ho creato un legame molto forte. Quando ho dovuto lasciare il lavoro mi sono stati vicini e dopo, nonostante le innumerevoli difficoltà, non si sono mai tirati indietro e mi hanno sempre fornito supporto e piccoli aiuti economici; attualmente infatti convivo con mia madre. In questa situazione di disagio sarò sempre grato ai miei parenti che mi hanno sostenuto e accudito e agli addetti alla mensa della Caritas che mi hanno fatto  sentire, malgrado gli ostacoli iniziali, meno solo, e compreso. 


La mia vita

di Meri Taccini
A cura di Enrico Longarini

Salve mi chiamo Meri e vorrei raccontare la mia esperienza e la mia vita lavorativa. Sono nata l’8 dicembre  del 1956 e durante la mia giovinezza ho studiato e lavorato. Nel 1982, dopo un lungo periodo di disoccupazione, ricevetti una richiesta da parte dell’Ufficio del Lavoro per andare a lavorare presso la fabbrica Genepesca. Il lunedì successivo iniziai subito il mio periodo di tirocinio che sarebbe durato solo quindici giorni, dopo infatti, entrai a lavorare a contratto. Lavorai presso la fabbrica per circa sette/otto mesi al termine dei quali fui licenziata insieme a tutti i miei colleghi e colleghe, ma dopo qualche mese fummo nuovamente assunti sempre dalla Genepesca; la fabbrica in questa maniera evitava di assumere gli operai a tempo indeterminato. Scaduto il termine del contratto il datore di lavoro  ci offrì di andare a lavorare presso la Cooperativa all’interno della fabbrica stessa e dopo un iniziale momento di dubbio, derivato dal fatto che il lavoro all’interno della Cooperativa aveva fama di essere molto duro ,accettai poiché avevo paura di perdere il lavoro. Dopo dieci anni mi accorsi di avere un problema respiratorio così mi feci visitare da un medico il quale, accortosi della gravità della mia situazione, non tardò a chiamare un’ambulanza affinché fossi ricoverata il prima possibile. Trascorsi ben cinquanta giorni all’ospedale attaccata ad una macchina che forniva ossigeno, ma nonostante il lungo periodo di ricovero i dottori mi vietarono categoricamente di tornare a lavorare.

Nel 1995 mia madre morì ed io persi la voglia di vivere; fu il periodo più buio della mia vita così mi ammalai di nervi e fui ricoverata all’istituto Frediani presso il quale rimasi fino al giugno del 2001. Dopo la mia permanenza presso l’istituto Frediani i dottori decisero che sarebbe stato meglio per me alloggiare presso la casa di riposo di Quercianella gestita dalle suore Passioniste, ma la “compagnia” di persone molto più vecchie di me anziché guarirmi mi deprimeva, così nel 2008 andai a vivere con la suocera di mio fratello con la quale ho convissuto fino al gennaio del 2015. Attualmente vivo insieme a mio fratello Emiliano. È stato grazie a lui, mia cognata Laura e mia nipote Marieme, che mi sono accanto e mi offrono il loro sostegno, che ora posso dire con assoluta sincerità di essere riuscita a riprendere in mano la mia vita.


lunedì 16 marzo 2015

A te dedico queste parole da poco (frammento 6)

di Stefano Scotti


Me ne gironzolavo per il moletto quando, ho incontrato Checca che usciva dal mitico “Vermuttino”, da noi così chiamato il gestore del circolo della pesca di Antignano con un piacere immenso le ho rubato la serata .
Faceva piacere anche a lei, almeno così sembrava, avermi incontrato così siamo rimasti in compagnia di due suoi amici e mentre il tempo scivolava via e fiumi di parole venivano disperse il mio umore veniva sempre più allegro.
Non ho visto i soliti amici incontrati solo più tardi al Bar salendo per tornare verso casa.
Si è parlato con Francesca delle nostre vite un tempo così unite e adesso ritrovate finalmente di nuovo, ho preso una seria cotta per lei…….
Ieri era il 24 Agosto 2004 e da un po’ di tempo frequento la compagnia della persona a cui voglio un sacco di bene , da poco tornato da il relax delle ferie montanare , ho trascorso una settimana in compagnia di mamma Licia babbo Giovanni e il fedele Telemaco , mio nuovo compagno di avventura, un setter regalatomi da una futura infermiera incontrata al 10° padiglione durante il mio ultimo ricovero.
È un setter Inglese la vacanza è stata davvero stimolante e ho potuto lasciarmi il caldo e i pensieri a casa e per trovare la pace e il fresco là dove già da tempo volevo andare.
Ieri l’ho raggiunta sul luogo di lavoro dove si esibivano I Nomadi .
Va bhè! Non è che il concerto mi sia piaciuto eccessivamente, mi ha solo fatto piacere incontrarla e farle una sorpresa.
Oltre tutto è stata una scarpinata non indifferente raggiungere “l’area Expo di Ospedaletto “ dove lavora Francesca come cameriera ad un ristorante della festa de l’Unità, la sua compagnia durante la cena è stata la cornice a una serata veramente indimenticabile.

Foto di Andrea Marutti

Il cane me lo tengo , avevo deciso di darlo ad un allevatore di cui non conosco neppure il nome , ormai “Telemaco” ha un anno e si è affezionato a me.
Dovrei cambiare casa, qui adesso stò male. Stanotte ho deciso di non dormire dopo l’ennesima lite con un babbo che non è più lucido , vista l’età e la vita che ha fatto.
Scorgo girando lo sguardo una cartellina, la rubai quando ancora vivevo in via Gramsci e lavoravo nell’ufficio di Monterotondo ; “Pensieri in fumo” leggo, si intitola “abbi cura di te , non usare cannabis , se proprio non vuoi cerca almeno di evitarne i rischi”, tratta della conferenza tenuta dalla dottoressa Pratesi. Era la mia superiore nell’ufficio.
 Mi ritorna in mente ho un blocco e una penna, strumenti con i quali racconto i cambiamenti, gli avvenimenti che si succedono: ora stavo leggendo un brano tratto dal “ diario di Anna Frank “ ; l’ho appena preso in prestito alla biblioteca del centro dove mi curo adesso.
Cazzo quante ne ho passate!  Da solo una settimana ho lasciato il servizio psichiatrico di diagnosi e cura dove ho trascorso 21 giorni durante i quali sono successe tante cose e di personaggi ne ho incontrati parecchi.
Da due anni sono fuori dalla comune dove ho risieduto per 5 anni e dove ho iniziato a raccontare la mia vita.
E’ tempo di “migrare”, andare via.
Non diciamo stronzate, proviamo a pensare come un tempo facevo con “persone capaci” che ricordo sempre molto volentieri, mi piaceva guardare un vecchio DVD degli U2 oppure ascoltare un nastro introvabile in Italia “dei Led Zeppelin” o una video cassetta , che Guccini pubblicò con successo per i trent’anni di carriera che pensate canta dal 1954.
Mi piaceva “andare con calma”.

LA TOSCANA

Della Terra batte il Cuore,
i suoi paesaggi stillano Grazia e Amore.
Il suo aspetto è come un volto;
dal quale Arno procede Sapienza e Rigore.
Nel suo Centro si equilibrano forze occulte,
che gli Uomini rappresentano con valore.
Terra Nostra sei Tu colei che nelle Donne cerco,
ma che con difficoltà trovo.
Foto di Elido Turco - Gigi
Io che sono troppo razionale,
e per Me il Cuore non equilibra,
ciò che mi appartiene.
Forse da quassù ogni promessa sarà più Vera,
ogni male Io supererò;
fino a quando Terra Mia Io Ti Avrò.

François Macajone.
  14 Aprile 2003.      


lunedì 9 marzo 2015

A te dedico queste parole da poco (frammento 5)

di Stefano Scotti

Mettiamola così: una vita in comunità per superare un problema e quando esci ti si ripresenta o te lo fanno ricordare .
Va bhè si può sbagliare? Io penso di si visto che mi è capitato più di una volta ma in tutte le rare occasioni in cui ho potuto intraprendere una vita come ho già detto con il sole in fronte ci ha messo lo zampino qualcuno per farmeli ripresentare (i problemi).
Uscito di comunità per un errore commesso tornai a casa, cominciai a vedere gli amici ormai, da me ricordati solo la Domenica e cominciai a lavorare con mio padre. 
Dopo una settimana trascorsa a combattere con le persone che non avevano niente altro da farsi gli affari miei, mi presentavano il discorso della mia storia ormai dimenticata.
Qualcosa nella mia mente era cambiato.
La comunità e il tempo trascorso all’interno di essa mi avevano fatte le spalle larghe oltre a farmi dimenticare i miei guai. 
Sognavo una vita tranquilla ma ho dovuto combattere fino ad adesso che sono tornato la’ da dove uscii 2 mesi e mezzo fa .
“una piccola storia ignobile” la mia , cominciata per un problema alla bocca all’età di 14 anni e per la scarsa igiene personale, e terminata tentativo di suicidio. 
Si sa’ cosi va’ il mondo! 
“To night is the night in which the little questions became to other side”;
traduco per chi non conoscesse la lingua Inglese, quando un ragazzo si innamora di una ragazza e ci passa l’estate a “sfrivoleggiarci” un po’ senza perderci mai i contatti per tutto questo tempo. 
Ripensandoci conobbi Francesca, quando durante la pausa Domenicale che avevo il tempo trascorso in comunità nella villa Graziani ci ho trascorso un periodo di distacco durato non so quanto, dopo una degenza dopo un tentativo di suicido. 
La conobbi che facevo ancora le fotografie che ora faccio di rado, me le giravo da una spiaggia all’ altra raggranellando qualche spicciolo scattando stampe per lo più ritratti a persone che conoscevo o che ho conosciuto e onestamente mi pagavano per avere la propria immagine impressionata su carta fotografica.
Quel tempo nella  mia agenda ho segnato che Lunedì 29 Maggio 2002 ho registrato una cassetta di Vasco Rossi ma mi affezionai a lei durante i miei giri del fine settimana, seppi subito il suo numero di telefono dopo averglielo chiesto e nell’autunno del 2003 me ne innamorai. 
Grande amica di Martina e Ale che da poco hanno un bambino di nome Elia nato il primo Agosto di questo anno. 
Successivamente, quando la dottoressa Bianco primario di quella che è stata la mia casa per 4 anni, mi diede una settimana per ripensare ad un’altra cavolata da me commessa, avendo mancato di rispetto alla mia coinquilina, decisi di lasciare la comune dopo aver sentito dentro di me un forte desiderio di libertà.  
Questo però durò, vista la vicenda, da me dimenticata, ma non cancellata dalla memoria della gente che non si sa non si fa mai i cazzi suoi e non capisce i “grucci” degli altri che hanno un cuore grande come il mio. 
Venni dimesso nella primavera del 2003 e subito, visto che conoscevo le sue abitudini, cercai Francesca . 
Ci vedevamo di sera, ci incontravamo al moletto di Antignano ma per il fatto sopra citato e lo stress che questo mi comportava la storia durò poco. Le chiacchere, si sa se ne fanno continuamente e di questo mi importava poco, è tanto bello dar “fiato alle trombe” specialmente quando il diretto interessato soffre per questo e non riesce a liberarsi dai fantasmi di sempre…. 
Che bello, potevo fare ciò che volevo senza dover rispondere, di niente a nessuno …., ma la cattiveria per gli errori commessi non si sa dove può arrivare (così piace ricordare la mia vita così condizionata dalla malattia). 
Nella comune mi sono riuscito a dimenticare tutte le cose brutte di un esistenza passata scapestratamente, quando rientrai dovevo mettere un po’ di ordine nella mia testa. 
E con il tempo ci riuscii, ma appena fuori mi ripresentarono il problema dove l’avevo lasciato non potendo ritrovare gli amori e “i miti” di un tempo mi arrangiavo come potevo arrabattandomi per cercare di portare in porto qualcosa di importante per il mio futuro.
Lavorava alla festa de l’unità allo stand del rione porto. 
Faceva una vita un po’ sconclusionata e visto che non cercavo altro che rifarmi una vita al di fuori delle regole e poi ne avevo bisogno visto che era l’unica maniera da me conosciuta per superare problemi e  i casini che avevo, mi piaceva fare comunella con lei e con gli amici che avevamo in comune. 
Dal quel tempo non perdemmo più i contatti anche se non ci potevamo vedere a causa di un mio nuovo ricovero per esaurimento nervoso e stress, ci sentivamo tutti i giorni o quando potevo visto che  rientrai, per togliermi dai guai nella villa Graziani alla quale devo dire solo grazie per avermi trattenuto nuovamente fino a Pasqua del 2004 quando, avendone combinata un'altra delle mie, scelsi di lasciare nuovamente la struttura. 
Stasera l’ho rivista e mi ha fatto un piacere della madonna aver appreso dalle sue labbra che va tutto come deve andare che se la passa discretamente. 
Durante l’inverno lavorava all’ippodromo di S. Rossore ed io potendola solo sentire per telefono non riuscivo a capire i casini che stava passando, le potevo solo raccontare le mie giornate, spesso vuote.
A cominciare a ringraziare devo partire dall’alto la dott Paola, nostra psicologa che con la sua pazienza è riuscita ad indirizzarmi verso una vita onesta e equilibrata, quando la sua figura ci è venuta a mancare causa una gravidanza, io mi sono sentito sperso e ho mollato un po’ le regole, ma la dott. Bianco, Maurizio, sua moglie Natascia, Patrizia e via via tutti gli altri operatori me le hanno ricordate visto che mi volevano un monte di bene, e a loro vanno tutti i miei auguri e tanti saluti.

Preparando Naturalmente Uguali. Una scuola amica

dell'Istituto Orlando di Livorno
A cura di Enrico Longarini

I ragazzi recitano un breve testo teatrale sul tema dello stigma intitolato “La Pina” da cui si sviluppa  la discussione.

Il testo che abbiamo letto, a primo impatto, può far sorridere, ma se riflettiamo attentamente sul significato della storia possiamo scorgere un suo lato buio: quello di Pina, la ragazza che sentendosi diversa non accetta se stessa.
È una cosa che può capitare a tutti di guardarsi allo specchio e vedere nel riflesso qualcosa che non ci piace, qualcosa che ci fa sentire diverso dagli altri e che altera il nostro stato d’animo; di solito gli altri si aspettano  da noi un certo modo di essere ed anche che ci comportiamo in una determinata maniera, di conseguenza se ciò non avviene, la sensazione di diversità rispetto alle persone che ci circondano può divenire la causa di un nostro malessere. Ma se la “colpa” non fosse delle nostre diversità, ma di un mal giudizio degli altri?
Cosa possiamo fare per evitare che ciò accada?

Esistono diversi comportamenti che tutti dovremmo tenere nei confronti degli altri affinché vi sia un clima in cui le persone siano sempre accettate nonostante le loro diversità:

-       Informarsi: a volte basta solo un po’ di cervello, sono gli ignoranti che giudicano senza sapere e senza conoscere l’oggetto del loro “giudizio”. Il pregiudizio si combatte innanzitutto con la conoscenza.

-       Autocoscienza: è importante lavorare su se stessi.

-       Immedesimarsi nell’altro

-       Nonostante le singole diversità che ci appartengono è importante tendere all’uguaglianza.

-       Ascoltare l’altro: ad esempio quando nella nostra classe arriva un nuovo studente all’inizio viene inevitabilmente percepito da tutti come “quello diverso” ed è per questo motivo che la pratica dell’ascolto riveste un ruolo fondamentale; è solo grazie ad essa che possiamo scoprire quanto siamo simili o diversi dagli altri e chissà, magari trovare un nuovo amico.

Gli insegnanti della nostra scuola hanno il grande merito di essere riusciti a non farci mai sentire emarginati. Sono stati loro a farci crescere mentalmente e a venirci incontro nel momento in cui avevamo bisogno che qualcuno lo facesse perché ci sentivamo diversi o inadeguati e inoltre sono sempre stati loro ad avere la pazienza e la forza di non abbandonarci; spesso infatti in altri istituti, a causa del numero elevato di alunni in una classe, può capitare che l’insegnante non riesca a seguire tutti gli studenti e si concentri solo su pochi lasciando così al loro destino coloro che magari hanno bisogno di un aiuto maggiore.





La Pina

Pina: mamma non voglio più andare a scuola. Dì quello che vuoi, io non ci vado più.

Mamma: era meglio, ora lei non vuole più andare a scuola; come se io volessi smettere di fare la mamma.. ma si scherza? Te a scuola ci vai e ti pare anche il vero.

Pina: no no no no

Papà: dov’è il problema?

Pina: nessun problema, non ci voglio andare più punto e basta.

Mamma: hai capito la signorina..punto e basta… ma io ti spacco la testa così vedrai che ci vai meglio a scuola, t’entra meglio anche il casco.

Papà: per me non ci dici la verità. E tu mamma calmati, sei così brutta quando ti arrabbi.

Gino: io lo so perché Pina non vuole andare a scuola. Lo sanno tutti ormai.

Mamma: sanno cosa?

Gino: che ha una voglia zeppa di peli che le copre tutto il seno.

Pina: zitto!

Papà: e come l’hanno saputo?

Pina; mi ero confidata con Giulia, quella stronza.

Gino: a scuola la chiamano cinghialina.

Pina: t’ho detto di stare zitto.

Mamma: scusami per prima Pina, non immaginavo che fosse questo il problema.

Pina: mi guardano tutti e mi prendono in giro.

Gino: a dir la verità tra ragazzi fanno battute disgustose su cosa ci farebbero con tutti quei peli.

Schiaffo di Mamma, di papà e di Pina a Gino.

Gino: sarà meglio che me ne vada.

Mamma: non abbiamo mai affrontato il problema.

Papà: non era mai stato necessario finora.

Mamma: che facciamo?

Pina: io non so cosa farete voi, io di certo a scuola non ci metto più piede e se tanto mi dà tanto non esco nemmeno più di casa.

Papà: vieni qua piccola. Risolveremo insieme questa faccenda. E’ certo un bel casino, eh?

Pina: eh! Io mi sono sempre vergognata di questa cosa, ma fino adesso era solo una paura, adesso invece non ce la faccio ad affrontare il fatto che lo sanno tutti, mi faccio schifo.

Mamma: ora esageri.

Pina: ma cosa ne vuoi sapere tu, eh? Cosa ne sai come mi sento? Sono un mostro.

Papà: forse abbiamo aspettato troppo. Ormai per noi era diventata una cosa normale.

Pina: ecco bravo normale, io non sono normale e non lo sarò mai, quindi mi chiudo in casa.

Mamma: Sai, Pina, io sarò forse più cruda di papà, ma credi davvero che da ora in poi tutti ti gridino in faccia cose orribili, solo perché hai le puppine piene di peli?

Pina: sì.

Mamma: ti sbagli, ora è così perché è la novità e si sa come sono fatti i ragazzi, ma poi passerà, ti assicuro, questo non toglie che tu ci soffra, hai ragione.

Pina: e lo so che ho ragione.. ma anche se poi smetteranno ti prendermi in giro, resterò sempre una diversa.

Papà: ti fa tanto male sentire questo, eh stellina?

Pina: sì mi fa male papà, come potrebbe non farmi male? Ho 16 anni e vorrei sentirmi come tutte le altre ragazze della mia età, ed invece se mi guardo nuda allo specchio sembro più una scimmia…

Mamma: ora basta con questi discorsi, ognuno è quello che è. Ti devi far coraggio. Poi nessuno te l’ha mai vista, puoi sempre dire che non è vero.

Papà: mamma ma cosa dici?

Mamma: insomma in qualche modo dobbiamo reagire. Scordati che ti chiudi in casa. Sei sana, sei bella, non ti manca proprio nulla, dai retta a me.

Pina: ma anche con i ragazzi che mi piacciono.. è imbarazzante.

Papà: come i ragazzi che mi piacciono?

Pina: sì, insomma, mi vergogno a farmi toccare, perché sentirebbero i peli.

Mamma: indipendentemente dai peli, con i ragazzi vacci piano.

Papà: non so cosa dire.

Mamma: e comunque bella mia, scoprirai che gli uomini hanno i gusti più strani, troverai quelli a cui piacerà pure la tua voglia di peli o chi come noi non ci farà nemmeno più caso. La vita è un miracolo e bisogna lottare per viverla.