giovedì 18 giugno 2015

Mi presento

Di Elena Taglioli
A cura di Enrico Longarini

Ciao a tutti mi chiamo Elena Taglioli e proverò a fare una mia breve presentazione, alcuni di voi mi hanno già conosciuto di persona, ma per chi non sa niente di me inizio dicendo che ho 22 anni abito a Livorno e soffro di epilessia; tale malattia non solo rende ardua la ricerca di un lavoro, ma allo stesso tempo fa sì che sia molto difficile trovare degli amici. Spesso vengo evitata dalle persone perché, come già successo molte volte nella mia vita, nei momenti in cui ho un attacco epilettico le persone che mi sono attorno rimangono immobili ed inermi perché non sanno come gestire il mio disagio e per non trovarsi in questa situazione preferiscono evitarmi. Questo fa sì che io non abbia né hobby particolari né gruppi di amicizie!  Quando però ho sentito parlare dell’Associazione Mediterraneo mi sono buttata a capofitto in questa nuova esperienza e parlando con voi non mi sono sentita come al solito valutata e giudicata per il problema di salute che ho e questa per me è stata una cosa molto bella, anzi bellissima! Magari l’amicizia che ho sempre cercato e mai trovato esiste davvero! Beh, che altro dire, spero di conoscere al più presto tutti i membri dell’Associazione e nel caso dovessi avere una crisi, (ovviamente spero di no) non vi preoccupate e non chiamate l’ambulanza, sono in grado di riprendermi da sola.

lunedì 15 giugno 2015

A mio padre

di Simona Vannozzi

Sei andato via lentamente
dimenticando il niente,
il vuoto ed il silenzio che hai lasciato in tutti questi anni.
Non sei stato un vero padre e nemmeno un vero uomo.
Ma ovunque sarai, e dovunque andrai, sarai sempre mio padre.
I ricordi di bambina
I tuoi sguardi molto assenti, la tua poca presenza,
non giocavi con me, poco carezze e nessun affetto.
Il tuo sorriso malinconico spesso diventava ironico.
La mia infanzia spensierata, ormai è andata.
Adesso ti penso, con gli occhi di una donna ferita e spaurita.
Spesso piango, avrei voluto un padre, quel padre mai esistito.
Mi hai dato la vita,
ma mi hai rubato la mia anima.
  

I ricordi di una vita

di Simona Vannozzi

Gli alberi nel bosco,
le foglie di color rosso porpora,
l’aria fresca e pulita di un mattino d’autunno.
Il cinguettio degli uccellini, tra i colori della natura si sentivano chiassosi come averli accanto.
Sono io, dentro ad un bosco infinito, tra i miei ricordi di bambina,
quando correvo a piedi nudi sul prato, libera da ogni peccato.
Ancora adesso, mentre sono fuori tra il traffico della città o nel mio ufficio del lavoro,
mi sembra di sentire quel cinguettio continuo,
di immaginare il verde del bosco,
di sentire il profumo delle foglie,
e gli odori della natura, in cui mi perdo come in un sogno.
Penso e rimembro, tra gli anni trascorsi troppo in fretta,
di quella bambina curiosa e bizzarra, ma spaventata del suo cammino.
Adesso è una donna sempre curiosa, ormai diventata saggia, 
ma sempre ansiosa di ciò che gli accade.  

lunedì 8 giugno 2015

Da Kristiansand all'Isola d'Elba: un viaggio per riscoprire se stessi

Intervista al gruppo di ragazzi di Kristiansand
A cura di Enrico Longarini

Quella che abbiamo vissuto è stata l’inizio della nostra collaborazione con l’Associazione Mediterraneo e siamo felici di aver avuto modo di condividere questa esperienza con voi: quello che segue è un breve resoconto della nostra avventura. Tutti i componenti del gruppo che hanno partecipato al progetto sono kayakers originari di Kristiansand in Norvegia. Visto dall’esterno, il nostro paese appare forte a causa del petrolio e una nazione di persone fortunate, purtroppo però l’apparenza inganna e vivere qua non è così facile come sembra; dato che il successo individuale è molto diffuso e facilmente raggiungibile chi ha dei problemi e non riesce a raggiungerlo rischia seriamente di essere emarginato. All’interno del nostro gruppo ognuno di noi ha alle spalle una propria ed unica esperienza personale, ma nonostante tutte le differenze che possono separarci tutti noi siamo legati da uno scopo comune: quello di riuscire a trovare noi stessi nel viaggio. Questa esperienza si è rivelata una sfida a più livelli, ad esempio sotto l’aspetto delle differenze culturali e dei modi di vivere: abbiamo potuto notare come gli italiani che abbiamo incontrato fossero molto preoccupati delle condizioni atmosferiche quali vento e pioggia, mentre dal canto nostro ci impensierivano di più alcune notizie che attestavano la presenza di alcuni squali attorno all’isola e l’eventuale mancanza di igiene a cui saremmo dovuti andare incontro. Vivere in un luogo molto stretto come la barca e dormire all’aperto in tenda si sono rivelate sfide del tutto nuove per il nostro piccolo gruppo, ciononostante queste esperienze hanno avuto il grande merito di contribuire a rinsaldare i legami che univano ciascuno di noi all’altro. Lo stare insieme e a così stretto contatto ha inoltre favorito la comunicazione tra di noi, infatti le nostre conversazioni non si limitavano solamente alla discussione dei percorsi che avremmo effettuato, dei viveri o delle condizioni metereologiche, ma soprattutto ci permettevano di affrontare, approfondire e di fare valutazioni sulla nostra vita personale; il kayak, la nostra passione comune, era solo un mero pretesto che ci permetteva di iper-comunicare, un mezzo attraverso il quale poter portare all’essenziale e alla sua vera natura la nostra comunicazione. Purtroppo però i problemi e i disagi, immancabili compagni che seguono ogni viaggiatore che si rispetti, non sono mancati. Il nostro arrivo in Italia infatti non è certamente stato uno dei migliori, non tanto a causa del cattivo tempo che abbiamo trovato quaggiù, quanto perché i nostri bagagli, che contenevano tutte le attrezzature essenziali per l’escursione in kayak, sono stati perduti durante il volo. Fortunatamente però il giorno dopo sono stati ritrovati sei bagagli degli otto totali. Malgrado queste ed altre difficoltà nei quali siamo incorsi, come pioggia o freddo, il gruppo è rimasto unito e coeso e al suo interno non si è mai accesa nessuna fiamma di tensione che potesse dare origine ad alcun conflitto. L’essere riusciti a rimanere insieme nonostante certe avversità è il risultato migliore che ci potessimo aspettare ed è stato un vero e proprio successo per tutti noi. Tale aspetto trova conferma nelle dichiarazioni di alcuni dei nostri membri più esperti i quali, in qualità di vere e proprie guide ambientali ed essendo abituate a dover gestire situazioni estreme (come una navigata in kayak dalla Danimarca alla Norvegia)  pensano che allo stesso modo sia le condizioni positive che quelle negative che ci troviamo davanti ricoprano un ruolo di fondamentale importanza nella nostra vita, anzi sono proprio le avversità che affrontiamo che ci fanno scoprire la forza che non sapevamo di avere e sono i momenti in cui ci manca il respiro quelli che ci fanno sentire realmente vivi. Uno dei molti scopi che ci eravamo prefissati era quello di riuscire a mettersi nella condizione di riuscire a sentire ciò che il nostro corpo continuamente ci comunica: volevamo scoprire di sentirci vivi e presenti nel mondo. Crediamo che ognuno di noi sia nato per essere libero e vivere in natura ed esperienze come quella che abbiamo avuto modo di sperimentare possono rafforzare l’equilibrio e la condizione mentale di ogni individuo. Abituato all’insopportabile caos della quotidianità urbana lo stare a stretto contatto con la natura può far sì che il nostro corpo riesca a sentire se stesso permettendoci di riflettere su ciò che veramente siamo e su quello che vogliamo veramente: si tratta essenzialmente di scoprire quale sia la nostra vera natura indagando approfonditamente la nostra stessa volontà e tale aspetto non può far altro che essere un elemento determinante nella vita di chi soffre o ha sofferto di un qualsiasi tipo di disagio. Detto questo ci auguriamo di ritrovare la maggior parte di voi ad agosto quando torneremo in Italia al fine di replicare questa bella esperienza e vi avvertiamo che dato che i nostri percorsi occuperanno tutto il giorno, ricordiamo ad ognuno di coloro che vorrà unirsi a noi di iniziare ad allenarsi fin da subito: ricordate che le cose belle della vita non si ottengono mai senza fatica.

lunedì 1 giugno 2015

La Prossima Spiaggia

Di Mykola Pokalyuk
A cura di Enrico Longarini


Quest’anno abbiamo avuto il piacere di trascorrere alcuni giorni all’insegna del kayak con dei ragazzi norvegesi provenienti da Kristiansand. Martedì 19 maggio siamo così andati a prendere i nostri ospiti all’aeroporto Galilei di Pisa poi subito dopo ci siamo tutti diretti a san Vincenzo dove abbiamo cenato insieme. Più tardi, a sera inoltrata, tutti quanti, quasi una decina di persone, siamo saliti sulla barca a vela che il giorno dopo avrebbe accompagnato all’isola d’Elba il gruppo di norvegesi; io e Nicola l’autista abbiamo invece preso il furgone con i kayak e lo abbiamo portato sull’isola d’Elba con il traghetto. Giunti sull’isola abbiamo provveduto a procuraci tutti gli alimenti di cui avremmo avuto bisogno durante i giorni seguenti e successivamente siamo andati a recuperare Carlo, la nostra guida ambientale, al suo laboratorio perché dovevamo trasportare i kayak alla spiaggia da cui saremmo partiti. Io e gli autisti abbiamo pranzato in un ristorante di Rio Marina mentre il gruppo di norvegesi a differenza nostra è sempre rimasto sulla barca a vela, persino per il pranzo. Siamo saliti per la prima volta sui kayak la mattina seguente e da lì è iniziata la nostra esperienza. I norvegesi abituati alle sfide che il kayak riserva hanno subito dimostrato la loro grande abilità mentre io, poco allenato e non avvezzo a remare per lungo tempo, mi sono stancato piuttosto in fretta e come se non bastasse dopo quasi un’ora di remate il mare ha cominciato a farsi sempre più mosso rendendo le pagaiate sempre più faticose. Ogni colpo di remo richiedeva al mio corpo una fatica immane portandomi quasi allo sfinimento e sfortunatamente nei momenti in cui riuscivo a distrarmi dalla fatica, in me si faceva sempre più viva la paura di quelle grosse onde che circondavano il mio piccolo kayak. Temevo seriamente che l’imbarcazione potesse ribaltarsi, speravo quindi che ogni promontorio che riuscivamo a raggiungere celasse dietro di sé la baia presso la quale saremmo dovuti approdare, ma purtroppo ogni volta che riuscivamo a “girare l’angolo” mi trovavo a intravedere in lontananza un nuovo promontorio che poteva a sua volta nascondere il luogo del nostro arrivo: mi sembrava di rincorrere qualcosa di infinitamente sfuggente e che il tragitto non dovesse finire mai. Al termine di questa impresa siamo finalmente riusciti ad approdare nella baia, ma purtroppo il terreno impervio ed il mare mosso rendevano il luogo difficilmente raggiungibile sia dai veicoli a terra sia dalle imbarcazioni a largo.
Di fronte a queste difficoltà e al nostro bisogno di nutrirci per il pranzo è intervenuto in nostro aiuto Paolo Pini che, raggiuntici con la sua barca a vela, ancorata la sua imbarcazione a largo, ha calato in mare dei contenitori stagni (con il nostro pranzo al loro interno) che sono stati recuperati da due ragazzi norvegesi che, sfidando le forti e continue correnti, li hanno raggiunti a nuoto. Successivamente mi sono reso conto di quanto fosse stato faticoso e sfiancante per me remare per due ore e mezza così, dato che le ventiquattro ore seguenti prevedevano un’intera giornata all’insegna del kayak, ho preferito rinunciare e tornare a Livorno. Nonostante ciò ho trovato molto piacevole la compagnia dei ragazzi norvegesi che ho trovato molto simpatici e con cui spero un giorno di poter replicare questa esperienza… magari quando sarò un po’ più allenato.