lunedì 26 ottobre 2015

Un'artista inaspettata

Di Franza Izzo

E chi lo avrebbe detto! Se non avessi visto quella locandina sulla porta dell’infermeria non lo avrei mai saputo. Luciana, la nostra infermiera al Frediani, forse la più brusca e diretta nel rispondere è una brava pittrice, che dimostra invece un animo gentile: tenero e sensibile coi suoi colori dalle tonalità blu e dalle forme indefinite, se pur figurative.
Le foto delle sue opere che ho potuto vedere mi trasmettono l’emozione di una cupa e contrastata tenerezza.
Daniela Di Cioli, direttore artistico, ci dice che è natia di Arsiè (BI) “dove la neve cade abbondante e dove nasce anche “La Festa Delle Anime”. Che Luciana rappresenta con la sua arte solo ciò che la emoziona: sogni, cose e paesaggi che danno speranza e gratitudine. Condivido con la critica quel pizzico di malinconia che le danno un certo annientamento ad ogni illusione”.
                  Ha poi vissuto nella terra dei castagni, la Garfagnana, da dove poteva ammirare il doppio tramonto del sole: il primo da dietro la cresta del Monte Forato, mentre il secondo attraverso il foro della montagna. 
Apro la brochure e qualcosa di totalmente diverso mi salta agli occhi: una luna piena in un cielo tutto rosso, ciò mi è strano e m’incuriosisce più che emozionare, perché questo contrasto di colore mi lascia stupita non riesco a capirlo; si intitola “Speranza”. È un quadro totalmente diverso da “L’albero della Vita “, da “Pensiero” per quanto riguarda le tonalità cromatiche utilizzate. Isabella Piaceri scrive che “il fluido che emana dalle sue tinte e dal suo pensiero artistico ci sussurra una fusione di natura e uomo. Ispirata da un monito di confusione da cui esce la stella danzante della sua pittura che attraversa i confini del conscio per disegnare clivi fra fisico e psichico che arrivano al cuore facendoci scivolare tra l’azzurro e il bianco sacro e profondo, un sogno che ognuno di noi potrà raccontare”. La sua locandina, che subito mi ha colpito pubblicizza la sua mostra personale a Camaiore dal 1 al 30 luglio 2015 , ma io con rammarico non ho potuto vederla.Grazie Luciana per avermi mostrato questa parte di te a me sconosciuta attraverso questo materiale pubblicitario e ti faccio tanti complimenti: BRAVA!


Scoprire una nuova Norvegia

Di Franca Izzo 

Dopo due anni di assenza dall’Associazione Mediterraneo, il mio primo contatto con loro mi ha riportato in Norvegia. Tuttavia quest’anno non ho trovato la Norvegia che conoscevo e tanto amavo, con i suoi fiordi a strapiombo sul mare, le sue numerose cascate, le passeggiate nei boschi e le arrampicate fra le rocce, questa volta è stata diversa. Diversamente dagli anni precedenti siamo stati accolti per quattro giorni in un villaggio turistico su di un’isola deserta e per i primi due giorni siamo stati solo noi e i gestori del villaggio, tutti amanti del mare naturalmente al punto tale che c’erano più salvagenti e kajak che persone. Essendo un luogo sul mare, anche le attività sono state diverse; tempo permettendo uscivamo e dedicavamo le nostre attività al kayak, alla barca a vela e alla pesca: una volta in mezz’ora siamo riusciti a pescare circa 150 pesci che abbiamo gustato per cena.
Quando siamo arrivati la sera sull’isola stanchi morti del viaggio, siamo stati accolti con una calda e squisita zuppa di salmone, che ancora a pensarci mi lecco i baffi. Il cibo è un po’ diverso dal nostro, soprattutto la colazione che comprende anche pietanze salate. Da golosona quale sono la prima mattina ho assaggiato un po’ di tutto, ma p
 oi sono tornata alla classica colazione all’italiana: pane, burro, latte, marmellata e miele. Avevano però anche una cioccolata spalmabile simile alla Nutella e non vi dico quanti barattoli ci siamo finiti! L’Italia mi ha vista rimpatriare cioccolata-dipendente, non ne posso più fare a meno e con il mio fisico non me lo posso proprio permettere. Quando al sabato è arrivato anche il gruppo Norvegese e con loro le belle giornate di sole, sono cominciate anche le sfide sportive a calcetto e pallavolo. C’è stata persino una gara dove si doveva costruire una zattera, vararla, farla navigare fino al giro di boa e tornare per riportarla a terra, smontarla e riportare al suo posto tutto il materiale usato. Ogni squadra era divisa “in tavoli” ed il gruppo di cui facevo parte, il tavolo uno, è riuscito ad arrivare secondo nella gara con le altre sei squadre. 

Alcune si sono sfasciate a pezzi dopo poche pagaiate, altre squadre invece non sono neanche riuscite a costruire la zattera. Dopo cena per socializzare cantavamo canzoni accompagnate da due chitarre e grazie a Linda e al suo sorriso (dato che io non parlo una parola d’inglese) ho ballato e mi sono dimenticata che quel giorno era il terzo anniversario del mese dalla morte di mia madre, così ho riavuto per un po’ la gioia nel cuore e non solo il dolore. Grazie di tutto Linda e grazie degli orecchini che mi hai regalato; quelle stelline azzurre mi faranno pensare sempre a te e non mi faranno mai dimenticare che bisogna sorridere alla vita in ogni occasione. Ringrazio anche Hakoon per la perfetta organizzazione di questo soggiorno isolano (so quanto questo impegno possa essere gravoso), ma soprattutto ringrazio Trine che ha fatto sempre tanto in questi scambi non solo di svago ma anche culturali tra i nostri paesi; ha fatto l’impossibile per tradurre i dialoghi di noi italiani e dei nostri amici norvegesi dato che certi nostri modi di dire sono incomprensibili per loro e viceversa.

lunedì 12 ottobre 2015

Riscoprendo la Norvegia

Di Meri Taccini
A cura di Enrico Longarini

Le reti di amicizie e di conoscenze sono molto importanti per ognuno di noi e più sono estese più aumentano le possibilità che esse producano benessere e salute mentale. Il rapporto che abbiamo stretto con l’Associazione Rom di Kristiansand in Norvegia ne è una dimostrazione emblematica.
Spesso negli anni passati, i nostri amici norvegesi, hanno ospitato noi e molte scuole del territorio toscano ed insieme a loro abbiamo trascorso momenti all’insegna della conoscenza reciproca, del divertimento e del rilassamento, così anche quest’anno l’esperienza è stata resa possibile grazie a questa stretta collaborazione che oltrepassa i confini nazionali.
Il 16 settembre 2015 tutto era pronto, così la nostra compagnia, composta da circa dodici membri dell’Associazione Mediterraneo e una classe dell’istituto Marco Polo di Cecina, si è messa in viaggio, tracciando la propria rotta verso Nord.
La prima fase del percorso ci ha visti affrontare, non senza coraggio e determinazione, un viaggio quasi interminabile fino all’aeroporto di Bergamo, dal quale poi abbiamo preso l’aereo che ci avrebbe condotto fino ad Oslo. Giunti a destinazione, l’ora si era fatta troppo tarda per proseguire, così, esausti del viaggio, abbiamo pernottato in un semplice ostello della capitale norvegese. La mattina successiva un pullman ci avrebbe condotti alla nostra agognata meta, Kristiansand.
Là, come ci aspettavamo, siamo stati accolti molto calorosamente e come se non bastasse i nostri amici norvegesi avevano una sorpresa in serbo per noi: anziché farci alloggiare nella struttura che solitamente ci riservavano, quest’anno avevano allestito alcuni bungalow su di un’isoletta poco distante.
Da quel momento abbiamo trascorso intere giornate all’insegna delle attività e del divertimento, ma naturalmente ogni azione aveva come scopo quello di avvicinare i vari gruppi (la nostra Associazione, i ragazzi delle scuole e i ragazzi norvegesi) affinché potessero trovare punti comuni di contatto per conoscersi meglio e approfondire il loro rapporto. In virtù di questo nei giorni successivi siamo andati tutti insieme a fare compere tra i negozi della città di Kristiansand, per i miei gusti un po’ troppo cara, abbiamo fatto gareggiare delle zattere che noi stessi avevamo costruito ed organizzato una sfida calcistica internazionale tra Italia e Norvegia che ha visto vincitrice la nostra nazionale con punteggio di 4-0.
Questa breve vacanza, oltre ad essere una piacevole opportunità per trascorrere del tempo tra rilassamento ed armonia, si è rivelata un’ottima occasione per stringere e rinsaldare rapporti con persone e amici che già conoscevo, in special modo con Simonetta, la cuoca del Palazzo della Vigna di Montioni, con la quale ho rinforzato il rapporto di amicizia che ci legava.
Dato che questo è stato il mio quarto viaggio in Norvegia posso dire di avere una certa esperienza e ammettere di essere riuscita ad intravedere nella nostra Associazione un gruppo più coeso ed unito solamente quest’anno. Il gruppo dei ragazzi di Cecina, per parte loro, è rimasto per gran parte del tempo isolato, senza dare modo, né a loro né tanto meno a noi, di conoscerci l’un con l’altro, nonostante da parte nostra vi fosse la buona volontà di approfondire i rapporti. Probabilmente però, l’iniziale atteggiamento di diffidenza e il loro essere introversi era dipeso dal cattivo atteggiamento che uno dei nostri aveva tenuto nei loro confronti, perciò dopo qualche giorno e dopo essersi conosciuti poco a poco, i ragazzi hanno iniziato ad aprirsi sempre di più. Per me l’esperienza è stata molto positiva, eccezion fatta per la qualità degli ostelli in cui ci siamo trovati a pernottare durante il viaggio di andata e quello del ritorno, ma certamente spero che in futuro possa essere replicata.

lunedì 14 settembre 2015

I miei demoni

Di Alessandro Lenzu
A cura di Enrico Longarini

Salve a tutti, mi chiamo Alessandro, ho 34 anni e mi trovo a scrivere qua per parlare a tutti voi delle esperienze che ho affrontato durante la mia vita; i miei problemi con la salute mentale iniziarono circa due anni fa mentre mi trovavo a Pontedera per lavoro insieme ad un mio collega. Improvvisamente fra di noi scattò una lite, una discussione talmente accesa che degenerò al punto tale che il mio compagno di lavoro se ne andò con la sua macchina lasciandomi solo e senza mezzi per poter tornare a Livorno. Mi trovai così costretto a dover trascorrere la notte presso la stazione di Pontedera e là, fra i binari deserti, ebbe inizio il mio incubo. Terrificanti visioni di diavoli e di creature demoniache cominciarono a prendere forma, mi circondavano e sembrava proprio che quegli esseri fossero emersi dalle più profonde gole dell’abisso per tormentarmi. La loro presenza mi accompagnò per tutta la notte così al mattino, terrorizzato e stordito dai miei incubi notturni e inconscio del pericolo che mi apprestavo a correre, mi diressi a piedi verso la superstrada. Durante il mio cammino il caso mi fece incontrare due miei colleghi di lavoro i quali, vedendomi sperduto e disorientato, si offrirono di accompagnarmi a prendere un caffè, tuttavia nonostante la loro cortese offerta, la loro stessa presenza mi faceva sentire braccato ed in trappola, perciò rifiutai e proseguii il mio cammino lungo la superstrada. Dopo alcuni chilometri mi imbattei in una pattuglia della polizia che non esitò ad ammanettarmi e ad arrestarmi. Da lì fui condotto al reparto Decimo di Livorno dove trascorsi circa sei mesi. Nonostante la monotonia della vita quotidiana, la mia permanenza al reparto Decimo interruppe le mie infernali visioni così, al termine del periodo di degenza, feci ritorno a casa mia dove vivevo con mio padre. Passai con lui otto mesi e in questo lasso di tempo, sebbene solamente di notte e in modo più discontinuo, i miei orrendi incubi tornarono a tormentarmi. La situazione per me era divenuta ingestibile, le visioni si erano impadronite della mia vita e in questo periodo raggiunsi l’apice del mio malessere.
Una mattina come tante scesi dal letto e anziché trovarmi di fronte mio padre al suo posto vidi il Diavolo, il male incarnato, così in preda al panico e al terrore afferrai un coltello e non esitai a pugnalarlo al ventre. Nonostante la ferocia dell’attacco per fortuna mio padre riportò solo qualche lieve danno, così, non appena il dolore della ferita glielo permise, chiamò la polizia. Appena arrivati gli agenti non solo si occuparono di mio padre, ma si accorsero anche del sangue che sgorgava dalla mia mano, di conseguenza non tardarono a condurmi in ospedale dove fui subito operato; durante l’aggressione infatti non solo avevo ferito mio padre ma mi ero anche tagliato il tendine della mano. Dopo questa vicenda fui nuovamente portato al reparto Decimo dove trascorsi all’incirca dieci mesi al termine dei quali fui trasferito all’istituto Graziani presso il quale abito tuttora. Qui mi trovo molto bene, il cibo è ottimo, le persone splendide e il personale è sempre disponibile. Riuscii a vedere di nuovo mio padre al processo, cinque mesi dopo l’aggressione, ma fra di noi ci fu solo un breve scambio di saluti. Per quanto riguarda la mia famiglia non ho mai intessuto legami profondi con i miei parenti e l’unico che mi è stato vicino fu mio fratello il quale spesso viene a farmi visita con un mio amico: insieme ci troviamo sovente a chiacchierare e dialogare del più e del meno. Ad oggi, oltre a lavorare come piastrellista (lavoro che mi porta molte soddisfazioni) due volte alla settima svolgo attività di ippoterapia: pulire, strigliare e accudire sia cavalli che pecore si è rivelata un’esperienza molto bella e rilassante che mi ha aiutato e che mi fa sentire bene. Vorrei concludere la mia storia con ciò che la mia esperienza mi ha insegnato e cioè che al mondo il male, nella sua essenza più pura, esiste veramente e si manifesta continuamente nel timore che qualcuno possa far del male a noi o a chi ci sta accanto, tuttavia se riflettiamo attentamente possiamo renderci conto di come il male non abbia una vita propria, ma si rivela solamente se siamo noi ad alimentarlo. Siamo noi che creiamo il male e siamo noi che possiamo distruggerlo.

lunedì 27 luglio 2015

L'amicizia crea salute

Di Enrico Longarini

Da alcuni anni a questa parte la nostra società, quasi inconsapevolmente, ha contribuito a generare un paradossale connubio che ognuno di noi si trova a vivere quotidianamente: quello tra la frenesia della vita di tutti i giorni e la monotonia della routine che la caratterizza. Questi due aspetti, elementi ormai peculiari dell’epoca nella quale ci troviamo a vivere, spesso ci portano ad acquisire cattive abitudini che non solo possono avere ripercussioni negative sulla nostra salute fisica e sulle relazioni che intessiamo con gli altri, ma possono persino arrivare ad ostacolare i nostri desideri ed aspirazioni e di conseguenza minare il nostro futuro.
Ragazzinsieme nasce per far fronte a queste innumerevoli problematiche. Esso è un progetto organizzato dalla regione Toscana volto a promuovere corretti stili di vita legati all’alimentazione, alle attività sportive e al movimento quotidiano. Il progetto è essenzialmente rivolto ad un pubblico di ragazzi tra i 9 ed i 17 anni, i quali, attraverso esperienze nella natura a stretto contatto con l’ambiente, hanno l’opportunità di rinforzare sia le proprie abilità personali, imparando concetti quali la cura ed il rispetto di sé e degli altri sia quelle relazionali, Ragazzinsieme infatti affiancando ragazzi che non si conoscono cerca di promuovere fra di loro una cultura del rispetto e della scoperta dell’altro.
L’esperienza del gruppo che ha vissuto a Montioni da 7 al 13 luglio è una perfetta rappresentazione di come i buoni principi che il progetto si propone di insegnare non siano solamente una vaga e irrealizzabile idea, ma siano obiettivi concreti che i ragazzi possono realmente apprendere ed interiorizzare.
Una delle prime attività che i giovani hanno svolto consisteva nello scrivere su di un foglio tre caratteristiche che potessero descriverli al meglio in maniera tale che tutti potessero leggere quelle degli altri e di conseguenza iniziare a conoscersi l’un con l’altro.
Molti sostenevano di ammirare la capacità di alcuni di loro di essere aperti nei confronti del prossimo, ma il ghiaccio non ha tardato a rompersi, difatti è bastato appena un giorno perché i microgruppi che solitamente si formano durante i pasti (quello dei maschi e quello delle femmine) iniziassero a mescolarsi di giorno in giorno, dando così modo ad ognuno di conoscere sempre di più le altre persone. Nei giorni successivi le passeggiate diurne e notturne, le giornate al mare, le attività fisiche e i giochi non hanno fatto altro che rendere il gruppo sempre più unito e coeso senza che vi fossero discriminazioni di genere o di età. Le escursioni poi hanno rappresentato per tutti loro un momento di apprendimento, molti infatti non avendo mai visitato la costa toscana hanno fin da subito fatto tesoro degli insegnamenti di Carlo la guida ambientale che li ha accompagnati per tutta la settimana. I ragazzi sono sempre stati molto attivi e personalmente credo che l’esperienza li abbia aiutati a riscoprire, e forse a non dimenticare, la gioia e la felicità che nasce dal divertimento condiviso.


Alla fine della settimana ai ragazzi è stato chiesto quali aspetti dell’esperienza avessero apprezzato maggiormente e al di là della soddisfazione generale nei confronti dei luoghi visitati e delle amicizie nate in così pochi giorni è emerso come molti di loro sperassero che questi semi di amicizia fossero coltivati e continuassero anche dopo l’esperienza di Ragazzinsieme. Alcuni di loro inoltre, con non poca forza, sono stati disposti a mettere in gioco loro stessi, “ho cambiato punto di vista e idea riguardo  la natura, ora sono più aperta e meno spaventata” dice una ragazza e personalmente credo che abbiano scoperto di essere più coraggiosi di quello che credevano.



Ringrazio Adelinda, Elena, Margherita, Ema, Noemi, Elisabetta, Lara, Davide, Duccio, Christian, Francesco, Tommaso, Jacopo, Guido e Marco per questa bella esperienza.

Enrico


Il coraggio di inseguire i propri sogni

Di Linda Zecchin

Mi chiamo Linda Zecchin e sono nata e vivo a Livorno. Ho preso  una qualifica in economia e commercio nel 2006 in seguito ho seguito un corso di marketing commerciale. Per il futuro mi piacerebbe molto lavorare nell’ufficio di una grande azienda e avere la possibilità di fare un grande viaggio all’estero, magari in una capitale europea come Parigi. Sperando quindi di avere il piacere di valutare l’opportunità di una collaborazione all’interno di una grande azienda porgo cordiali saluti a tutti voi. Di seguito riporto l’Infinito di Giacomo Leopardi, una delle mie poesie preferite che ritengo sia carica di speranza per il mio futuro e per chiunque sia così coraggioso da inseguire i propri sogni.

L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. 
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete.
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura e come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

lunedì 6 luglio 2015

Coraggio e Speranza

di Nabil 'Allassane
a cura di Enrico Longarini

Sono Nabil, ho 33 anni e vengo da Sokodé, nel Togo. Sono venuto qua in Italia circa un anno fa per fuggire dalla guerra civile che imperversava nel mio paese. Mio padre è stato una delle innumerevoli  e innocenti vittime dei continui scontri e combattimenti così, data la criticità della situazione, sono stato costretto a fuggire e ad abbandonare mia moglie e le mie due figlie per assicurare loro una fonte di rendita. Quando infatti le condizioni lavorative me lo permettono provvedo al loro sostentamento inviando del denaro. Naturalmente all’inizio, come in ogni nuova esperienza, ero piuttosto spaventato e intimorito all'idea del viaggio che stavo per intraprendere, ma allo stesso tempo ero consapevole del fatto che il mio sacrificio sarebbe stato necessario per assicurare loro un futuro, così fattomi coraggio ho intrapreso il mio cammino. Per un mese ho attraversato l'Africa in macchina e in autobus e alla fine il mio lungo e faticoso viaggio mi ha condotto presso l'ultimo avamposto che mi separava dalla mia meta, le coste della Libia dalle quali mi sono poi imbarcato per raggiungere l’Italia. Subito dopo essere sbarcato in Sicilia iniziai il mio viaggio verso Livorno e appena arrivato, dato che naturalmente non avevo alcun tipo di conoscenza, mi rivolsi all’associazione della Caritas di Livorno la quale mi aiutò a trovare una casa nella quale tuttora abito. Al momento vivo con diverse persone provenienti da tutto il mondo, alcuni sono africani come me mentre altri vengono addirittura dal Bangladesh. Una delle maggiori difficoltà che ho riscontrato quaggiù in Italia è rappresentata dalla lingua, completamente diversa dal francese al quale sono abituato, perciò al momento sto frequentando una scuola di italiano affinché, approfondendo le mie competenze, mi sia possibile stringere rapporti e allargare la mia rete di conoscenze. Per quanto riguarda le mie esperienze lavorative posso dire di come tempo fa lavorassi contemporaneamente come piastrellatore e come meccanico e di come, nonostante la grande fatica, questo doppio lavoro mi permettesse allo stesso tempo di mantenermi e provvedere al sostentamento della mia famiglia in Togo. Sfortunatamente però adesso, non possedendo un lavoro e non svolgendo alcun tipo di occupazione, trovo molto difficile inviare dei soldi alla mia famiglia ma nonostante ciò la Caritas di Livorno sta continuando ad aiutarmi e per questo la ritengo una buona ed efficiente associazione. Tutto sommato mi sento bene qua in Italia, è un bel posto dove poter vivere e spero con tutto il cuore che in futuro la mia famiglia possa raggiungermi quaggiù.