lunedì 23 novembre 2015

Storie e Pensieri

Di Riccardo Favilla

Io e l’amore

L’unico amore vero l’ho vissuto nei confronti di Alessandra, una storia durata quindici anni. Ero cambiato, avevo smesso di bere, vivevo una vita normale, la mia mente si era stabilizzata e avevo imparato cosa significasse amare e condividere ogni momento. Poi mi lasciò solo e lì ricominciai a bere, ad essere facilmente irritabile, la mia vita non aveva più senso. Mi rinchiudevo in me stesso ricordando i momenti belli trascorsi insieme a lei. Mi lasciò soltanto un biglietto, un freddo addio. Da quel giorno non mi sono più veramente innamorato di una donna.

Mio padre

Mio padre è sempre stato presente nella mia vita, anche se non l’avevo capito, mi consigliava e nei momenti di caduta mi aiutava a rialzarmi. Eravamo due caratteri diversi, quanti litigi, quante porte sbattute, forse non volevo affrontare la vera vita. Ho commesso molti errori, quante volte ha saldato i miei debiti quando bevevo, vivevo una vita sbagliata che ritenevo la mia vita. Mi è stato acanto al club per quindici anni, sempre presente, tranne l’ultimo periodo per le malattie. Sento un vuoto dentro di me, ritornare a casa e non trovarlo seduto alla tele sulla poltrona che mi salutava mentre mia madre faceva le faccende di casa. Il mio cuore si è intristito nel vederlo in quel letto di ospedale, immobile. Era il fantasma dell’uomo che avevo conosciuto e amato. Mi sento triste solo guardando le sue foto delle feste passate insieme con i parenti. Ora non c’è più però è sempre nella mia mente e nel mio cuore 

C’era una volta

Non un re… ma un uomo che viveva una vita vuota in una casa grande piena di ricordi. Stava seduto su di una sedia vicino ad un tavolo dove sfogliava le foto di un passato ormai lontano. Quando usciva andava a bere nei bar rumorosi e fumosi per dimenticare un passato ormai morto. Mentre beveva pensava alla sua ex fidanzata che l’aveva lasciato perché beveva, ai lavori persi e alle occasioni mancate. Uscì da un bar barcollando e urtò una giovane donna che disse: <non vede dove va?> l’uomo rispose: < mi scusi, non l’avevo vista>  la giovane donna disse: <andiamo in un bar, vedo che ha bisogno di un caffè forte>. Dopo un po’ di tempo uscirono dal bar e mentre passeggiavano parlavano. L’uomo le raccontò la sua storia colma di poche gioie ma molti dolori e la donna lo ascoltava attentamente. Mentre parlava lei si mise a piangere e lo baciò sulla guancia. La giovane donna disse: <forse so come aiutarla> l’uomo disse: <come? Perché non ci diamo del tu?> la giovane donna disse: <una mia amica è la servitrice-insegnante di un club di alcolisti di Livorno, se vuoi posso chiamarla. Si chiama Ornella> l’uomo disse: <chiamala> la donna allora andò a telefonare e Ornella rispose subito. La giovane donna disse: <possiamo andare lunedì alla chiesa dei Salesiani alle 15:30.> l’uomo disse: <va bene>. L’uomo e la donna andarono al colloquio e da allora sono tre anni che frequentano il club. L’uomo ha smesso di bere. Robert e Angela, l’uomo e la giovane donna si sono fidanzati e vivono felici. C’era una volta un uomo triste e solo e adesso c’è un uomo felice con la sua donna. 

lunedì 9 novembre 2015

Un’indimenticabile gita all’Expo di Milano

Di Liliana Fabbri
A cura di Enrico Longarini

Non capita di frequente che l’Italia abbia l’opportunità di ospitare un evento di importanza mondiale come l’esposizione universale, più comunemente conosciuta come Expo, perciò  in occasione di questo evento, giovedì 15 ottobre 2015 l’Associazione Mediterraneo ha organizzato una vera e propria gita. Il ritrovo era previsto per  le 7:00 alla stazione di Livorno così verso le 6:45 sono passati a prendermi il mio amico Paolo di Giuseppe insieme a suo padre e puntuali siamo arrivati all’appuntamento. Alla stazione ci attendevano, oltre ai membri dell’Associazione e Paolo Pini, responsabile dell’Associazione Mediterraneo, i due pulmini che ci avrebbero condotti a Milano. Così, caricati i furgoncini con tutti i nostri bagagli, zaini, macchine fotografiche e  la mia sedia a rotelle siamo partiti alla volta del capoluogo lombardo. Ci aspettava un viaggio lungo e stancante ma fortunatamente  il tragitto prevedeva alcune soste ristoratrici come quella che abbiamo effettuato presso un autogrill sull’autostrada per fare colazione e rifornire di gasolio i nostri mezzi. Dopo un rapido cappuccino e una brioche siamo ripartiti e abbiamo percorso molti chilometri superando Genova, la Cisa, e innumerevoli gallerie.
Finalmente verso le 13 siamo arrivati ad Expo, ma per circa trenta minuti siamo stati costretti a rimanere nei furgoncini a causa della forte pioggia che ci aveva colti impreparati. Una volta terminato l’acquazzone, guidati da Paolo Pini, siamo saliti su di una scala mobile e abbiamo percorso una lunga galleria vetrata fino ad arrivare all’ingresso vero e proprio dell’Expo. Mentre Paolo Pini pagava il biglietto (20 € per ognuno di noi) tutti quanti abbiamo dovuto attraversare dei metal detector perciò siamo stati costretti a svuotare completamente le nostre tasche di tutti gli oggetti in nostro possesso compresi quelli un po’ più personali come chiavi, borsellini e cellulari. Recuperate le nostre cose, sapevamo che ognuno di noi avrebbe preferito visitare l’Expo a proprio modo, così ci siamo separati, non prima però di esserci accordati per il ritrovo.
Dato che mi spostavo continuamente con la sedia a rotelle io ed il mio accompagnatore Antony abbiamo avuto diverse agevolazioni per quanto riguardava la visita dei diversi padiglioni provenienti da tutto il mondo e spesso siamo riusciti ad entrare evitandoci così ore di fila. I padiglioni che ho visitato sono stati quelli del Giappone, della Slovenia, dell’Estonia, della Russia, dell’Italia e molti altri. Per quanto mi riguarda il padiglione che ci ha sorpresi maggiormente e che ha attirato la mia attenzione e quella di Antony è stato quello della Slovenia. Esso era costituito da una grande sala ricoperta da piccole vetrate attraverso le quali potevano essere osservati, per mezzo di appositi cannocchiali, le diverse specie di uccelli che abitano il territorio sloveno. Accanto ad ogni vetrata vi era inoltre una panchina che come d’incanto riproduceva il verso di un particolare uccello ogni qual volta qualcuno vi si sedeva sopra. Poco prima delle 15 avevamo appuntamento con tutti gli altri così per quell’ora abbiamo pranzato tutti insieme mangiando i panini che ci eravamo portati da casa e, gentile come sempre, Paolo Pini mi ha offerto un caffè. In seguito ci siamo tutti separati nuovamente.
Durante il pomeriggio ho potuto ammirare altri padiglioni e altre opere come il celebre Albero della Vita, che, collocato all’esterno e un po’ distante dai padiglioni, si ergeva maestoso al centro di una grande fontana. L’Albero è un monumento molto caratteristico, la notte infatti si illumina di mille luci colorate e dalla sua base partono forti getti d’acqua a ritmo di musica. 
Il secondo padiglione che mi ha colpito molto è stato quello del Giappone. Dopo esservi entrati, io ed Antony ci siamo ritrovati in una grande sala circolare all’interno della quale gli addetti, dopo averci invitati a sederci a dei tavoli, ci hanno consegnato le tipiche bacchette giapponesi. Naturalmente il mio primo pensiero è stato “che bello, ora si mangia”, ma l’attrazione si limitava ad un’esposizione dei vari piatti tipici del Giappone e con mia grande delusione non ci è stato offerto alcun tipo di pietanza. Nonostante ciò ho apprezzato molto il padiglione di questo splendido paese e una volta uscita ho girovagato e visitato i padiglioni di molte altre nazioni fino alle 20:00. Per quell’ora infatti ci siamo nuovamente riuniti ai nostri compagni per cenare. La giornata volgeva al termine e con dispiacere siamo tornati ai furgoni. Dato che Paolo Pini è di Rosignano ed Antony di Cecina ci siamo subito separati e salutati i nostri accompagnatori siamo partiti in direzione Livorno. Siamo arrivati alle 2 di notte e mi sentivo davvero stanca, ma nonostante ciò posso dire di essere rimasta piacevolmente colpita da questa esperienza. Se qualcuno mi proponesse di tornare ad Expo accetterei immediatamente ma alla condizione di poter pernottare e restare più di un giorno per aver modo di visitare tutti gli altri padiglioni che in questa occasione non ho potuto vedere. Ringrazio Antony e Paolo Pini a cui restituirò al più presto 20 €. 

lunedì 2 novembre 2015

Piccola Passione Eterna

Di Noemi Mariani

Nata e concimata da piogge di follia e sciupata da venti
di parole volubili, scagliate con frecce da archi freddi, che trasudano con forza le mani tremanti la pura follia, avvinghiate con rabbia al rigido freddo legno; e cosi un unico sguardo diretto al concepire tali misteri, che si celano dietro un velo di illusioni, intraviste, illuminate da raggi di luci lontane che proiettano con garbo le ombre
dei passanti, in un fremito ticchettio di battiti di ciglia.

L'evoluzione del tutto è concepita dal trascorrere del tempo che muta in una maturità intravista, e avvolte affermata, esprimendosi attraverso un accenno di sorriso, il quale pone la forza al passo della propria gamba.

Un cammino lievemente atroce, sempre al confine dell'odio, oscilla con eleganza su di un filo inesistente ma vitale, mosso da sibili di venti provenienti da eternità lontane, di cui la percezione cosi vaga, trasmuta il reale all'irreale con maestria di inevitabile certezza, dove la distinzione tra caos e quiete ne diviene una convinzione trascendentale.

Un almanacco di sentimenti puerili si formano e si disformano nell'animo confuso, adagiandosi come macerie nel fondo oblio della negazione, simili ad uno spucinio sempre nascente di richieste e di domande, affermate e composte da negazioni risolute, a priori, mosse da convinzioni travestite da speranze con atteggiamenti di virtuosa provocazione.
Ci ritroviamo come vecchi, soli, nelle sere dell'esistenza già sbiaditi e lievi come i ricordi e titubanti di vergogna teniamo stretta questa misera e forzata passione, che ci trascina nel suo scomodo letto, e cosi, ignari di valori e virtù da comprendere evitiamo di renderci propri al mondo, voltando le spalle all'orizzonte camminiamo con un lieve cenno di sorriso sul volto, verso un infinito stagnante, dove il proprio passo sprofonda in acque putride di amara consolazione, e il respiro, nauseato dal fetido odore, inala aria di condanna...dove la sua soluzione, emessa da forti sprazzi di luce, risiede nel confronto con altri dannati, che come tutti vagano senza sosta nel mare della speranza, ingoiando a sorsi brevi                                                                                             questa piccola ed esilarante passione eterna.

La mia vita

Di Luca Fiorelli
A cura di Enrico Longarini

I miei genitori si conobbero a Roma molti anni fa e si trasferirono a Moncalieri dove mi diedero alla luce il 5 dicembre del 1993. Sfortunatamente, quando avevo solamente due anni, i miei si separarono e successivamente arrivarono al divorzio così io mi trasferii a Giardini Naxos con mia madre.
Sono passati molti anni da allora ed oggi ho ventuno anni e la vita mi ha visto affrontare innumerevoli difficoltà. I miei problemi ebbero inizio nel 2013 quando mi lasciai da quella che allora era la mia ragazza e venni allontanato da coloro che una volta ritenevo miei amici. Il mio malessere non fece altro che peggiorare e il 27 novembre di quello stesso anno ebbi il mio primo attacco di epilessia: quello fu l’inizio del mio calvario. Solo una settimana dopo, il giorno del mio compleanno, tentai il suicidio; inizialmente pensavo di gettarmi da un balcone, ma spaventato da questa stessa mia idea, presi la mia macchina, imboccai l’autostrada e mi diressi a 170 km/h verso un guard rail. La mia intenzione era di sfondarlo e piombare giù dal ponte, in quella maniera tutti i miei dolori avrebbero avuto fine. Quasi per miracolo rimasi illeso, perciò questo mio folle gesto non ebbe conseguenze. Da quel momento tentai più volte di porre fine alla mia vita e ad ogni tentativo seguiva un ricovero in psichiatria. Alla fine provai ad andare a vivere in una casa famiglia di Taormina dove vissi per circa sei mesi, ma sfortunatamente questa mia permanenza non mi aiutò a superare le difficoltà perché un giorno provai nuovamente a togliermi la vita. Tentai di nascondere il mio malessere a mio padre ma non ci riuscii. All’inizio del 2015, a causa della mia malattia e di quella di mia madre, che aveva un tumore ai polmoni, i miei genitori ed io ci riavvicinammo l’uno all’altro e tra maggio e aprile mi trasferii a casa di mio padre a Livorno con il quale avevo rinsaldato i rapporti in seguito alla morte di mia nonna.Sono ormai cinque mesi che vivo in piena tranquillità qua a Livorno e nonostante la morte di mia madre a giugno, ho ritrovato mio padre e posso dire in totale sincerità di star vivendo alcuni dei mesi più belli della mia vita. L’epilessia infatti ha totalmente condizionato la mia vita e spesso una dose troppo alta o troppo bassa di farmaci rischia di provocarmi un attacco, ma avendo accanto a me le persone che mi vogliono bene posso riuscire a superare le mie difficoltà e pensare al mio futuro.



lunedì 26 ottobre 2015

Un'artista inaspettata

Di Franza Izzo

E chi lo avrebbe detto! Se non avessi visto quella locandina sulla porta dell’infermeria non lo avrei mai saputo. Luciana, la nostra infermiera al Frediani, forse la più brusca e diretta nel rispondere è una brava pittrice, che dimostra invece un animo gentile: tenero e sensibile coi suoi colori dalle tonalità blu e dalle forme indefinite, se pur figurative.
Le foto delle sue opere che ho potuto vedere mi trasmettono l’emozione di una cupa e contrastata tenerezza.
Daniela Di Cioli, direttore artistico, ci dice che è natia di Arsiè (BI) “dove la neve cade abbondante e dove nasce anche “La Festa Delle Anime”. Che Luciana rappresenta con la sua arte solo ciò che la emoziona: sogni, cose e paesaggi che danno speranza e gratitudine. Condivido con la critica quel pizzico di malinconia che le danno un certo annientamento ad ogni illusione”.
                  Ha poi vissuto nella terra dei castagni, la Garfagnana, da dove poteva ammirare il doppio tramonto del sole: il primo da dietro la cresta del Monte Forato, mentre il secondo attraverso il foro della montagna. 
Apro la brochure e qualcosa di totalmente diverso mi salta agli occhi: una luna piena in un cielo tutto rosso, ciò mi è strano e m’incuriosisce più che emozionare, perché questo contrasto di colore mi lascia stupita non riesco a capirlo; si intitola “Speranza”. È un quadro totalmente diverso da “L’albero della Vita “, da “Pensiero” per quanto riguarda le tonalità cromatiche utilizzate. Isabella Piaceri scrive che “il fluido che emana dalle sue tinte e dal suo pensiero artistico ci sussurra una fusione di natura e uomo. Ispirata da un monito di confusione da cui esce la stella danzante della sua pittura che attraversa i confini del conscio per disegnare clivi fra fisico e psichico che arrivano al cuore facendoci scivolare tra l’azzurro e il bianco sacro e profondo, un sogno che ognuno di noi potrà raccontare”. La sua locandina, che subito mi ha colpito pubblicizza la sua mostra personale a Camaiore dal 1 al 30 luglio 2015 , ma io con rammarico non ho potuto vederla.Grazie Luciana per avermi mostrato questa parte di te a me sconosciuta attraverso questo materiale pubblicitario e ti faccio tanti complimenti: BRAVA!


Scoprire una nuova Norvegia

Di Franca Izzo 

Dopo due anni di assenza dall’Associazione Mediterraneo, il mio primo contatto con loro mi ha riportato in Norvegia. Tuttavia quest’anno non ho trovato la Norvegia che conoscevo e tanto amavo, con i suoi fiordi a strapiombo sul mare, le sue numerose cascate, le passeggiate nei boschi e le arrampicate fra le rocce, questa volta è stata diversa. Diversamente dagli anni precedenti siamo stati accolti per quattro giorni in un villaggio turistico su di un’isola deserta e per i primi due giorni siamo stati solo noi e i gestori del villaggio, tutti amanti del mare naturalmente al punto tale che c’erano più salvagenti e kajak che persone. Essendo un luogo sul mare, anche le attività sono state diverse; tempo permettendo uscivamo e dedicavamo le nostre attività al kayak, alla barca a vela e alla pesca: una volta in mezz’ora siamo riusciti a pescare circa 150 pesci che abbiamo gustato per cena.
Quando siamo arrivati la sera sull’isola stanchi morti del viaggio, siamo stati accolti con una calda e squisita zuppa di salmone, che ancora a pensarci mi lecco i baffi. Il cibo è un po’ diverso dal nostro, soprattutto la colazione che comprende anche pietanze salate. Da golosona quale sono la prima mattina ho assaggiato un po’ di tutto, ma p
 oi sono tornata alla classica colazione all’italiana: pane, burro, latte, marmellata e miele. Avevano però anche una cioccolata spalmabile simile alla Nutella e non vi dico quanti barattoli ci siamo finiti! L’Italia mi ha vista rimpatriare cioccolata-dipendente, non ne posso più fare a meno e con il mio fisico non me lo posso proprio permettere. Quando al sabato è arrivato anche il gruppo Norvegese e con loro le belle giornate di sole, sono cominciate anche le sfide sportive a calcetto e pallavolo. C’è stata persino una gara dove si doveva costruire una zattera, vararla, farla navigare fino al giro di boa e tornare per riportarla a terra, smontarla e riportare al suo posto tutto il materiale usato. Ogni squadra era divisa “in tavoli” ed il gruppo di cui facevo parte, il tavolo uno, è riuscito ad arrivare secondo nella gara con le altre sei squadre. 

Alcune si sono sfasciate a pezzi dopo poche pagaiate, altre squadre invece non sono neanche riuscite a costruire la zattera. Dopo cena per socializzare cantavamo canzoni accompagnate da due chitarre e grazie a Linda e al suo sorriso (dato che io non parlo una parola d’inglese) ho ballato e mi sono dimenticata che quel giorno era il terzo anniversario del mese dalla morte di mia madre, così ho riavuto per un po’ la gioia nel cuore e non solo il dolore. Grazie di tutto Linda e grazie degli orecchini che mi hai regalato; quelle stelline azzurre mi faranno pensare sempre a te e non mi faranno mai dimenticare che bisogna sorridere alla vita in ogni occasione. Ringrazio anche Hakoon per la perfetta organizzazione di questo soggiorno isolano (so quanto questo impegno possa essere gravoso), ma soprattutto ringrazio Trine che ha fatto sempre tanto in questi scambi non solo di svago ma anche culturali tra i nostri paesi; ha fatto l’impossibile per tradurre i dialoghi di noi italiani e dei nostri amici norvegesi dato che certi nostri modi di dire sono incomprensibili per loro e viceversa.

lunedì 12 ottobre 2015

Riscoprendo la Norvegia

Di Meri Taccini
A cura di Enrico Longarini

Le reti di amicizie e di conoscenze sono molto importanti per ognuno di noi e più sono estese più aumentano le possibilità che esse producano benessere e salute mentale. Il rapporto che abbiamo stretto con l’Associazione Rom di Kristiansand in Norvegia ne è una dimostrazione emblematica.
Spesso negli anni passati, i nostri amici norvegesi, hanno ospitato noi e molte scuole del territorio toscano ed insieme a loro abbiamo trascorso momenti all’insegna della conoscenza reciproca, del divertimento e del rilassamento, così anche quest’anno l’esperienza è stata resa possibile grazie a questa stretta collaborazione che oltrepassa i confini nazionali.
Il 16 settembre 2015 tutto era pronto, così la nostra compagnia, composta da circa dodici membri dell’Associazione Mediterraneo e una classe dell’istituto Marco Polo di Cecina, si è messa in viaggio, tracciando la propria rotta verso Nord.
La prima fase del percorso ci ha visti affrontare, non senza coraggio e determinazione, un viaggio quasi interminabile fino all’aeroporto di Bergamo, dal quale poi abbiamo preso l’aereo che ci avrebbe condotto fino ad Oslo. Giunti a destinazione, l’ora si era fatta troppo tarda per proseguire, così, esausti del viaggio, abbiamo pernottato in un semplice ostello della capitale norvegese. La mattina successiva un pullman ci avrebbe condotti alla nostra agognata meta, Kristiansand.
Là, come ci aspettavamo, siamo stati accolti molto calorosamente e come se non bastasse i nostri amici norvegesi avevano una sorpresa in serbo per noi: anziché farci alloggiare nella struttura che solitamente ci riservavano, quest’anno avevano allestito alcuni bungalow su di un’isoletta poco distante.
Da quel momento abbiamo trascorso intere giornate all’insegna delle attività e del divertimento, ma naturalmente ogni azione aveva come scopo quello di avvicinare i vari gruppi (la nostra Associazione, i ragazzi delle scuole e i ragazzi norvegesi) affinché potessero trovare punti comuni di contatto per conoscersi meglio e approfondire il loro rapporto. In virtù di questo nei giorni successivi siamo andati tutti insieme a fare compere tra i negozi della città di Kristiansand, per i miei gusti un po’ troppo cara, abbiamo fatto gareggiare delle zattere che noi stessi avevamo costruito ed organizzato una sfida calcistica internazionale tra Italia e Norvegia che ha visto vincitrice la nostra nazionale con punteggio di 4-0.
Questa breve vacanza, oltre ad essere una piacevole opportunità per trascorrere del tempo tra rilassamento ed armonia, si è rivelata un’ottima occasione per stringere e rinsaldare rapporti con persone e amici che già conoscevo, in special modo con Simonetta, la cuoca del Palazzo della Vigna di Montioni, con la quale ho rinforzato il rapporto di amicizia che ci legava.
Dato che questo è stato il mio quarto viaggio in Norvegia posso dire di avere una certa esperienza e ammettere di essere riuscita ad intravedere nella nostra Associazione un gruppo più coeso ed unito solamente quest’anno. Il gruppo dei ragazzi di Cecina, per parte loro, è rimasto per gran parte del tempo isolato, senza dare modo, né a loro né tanto meno a noi, di conoscerci l’un con l’altro, nonostante da parte nostra vi fosse la buona volontà di approfondire i rapporti. Probabilmente però, l’iniziale atteggiamento di diffidenza e il loro essere introversi era dipeso dal cattivo atteggiamento che uno dei nostri aveva tenuto nei loro confronti, perciò dopo qualche giorno e dopo essersi conosciuti poco a poco, i ragazzi hanno iniziato ad aprirsi sempre di più. Per me l’esperienza è stata molto positiva, eccezion fatta per la qualità degli ostelli in cui ci siamo trovati a pernottare durante il viaggio di andata e quello del ritorno, ma certamente spero che in futuro possa essere replicata.